Ex Ilva, nuova richiesta di cassa integrazione: fino a 4.450 lavoratori coinvolti
Acciaierie d’Italia torna a chiedere tempo. I commissari straordinari hanno presentato al Ministero del Lavoro una nuova istanza per prorogare la cassa integrazione straordinaria per crisi aziendale a partire dal 1° marzo 2026 e per i dodici mesi successivi. La misura riguarderebbe fino a 4.450 lavoratori dell’intero gruppo, con Taranto che continua a pagare il prezzo più alto: oltre 3.800 dipendenti dello stabilimento ionico finirebbero nuovamente sotto l’ombrello degli ammortizzatori sociali.
Alla base della richiesta c’è una situazione produttiva ancora fortemente compromessa. Un solo altoforno è in funzione, mentre il resto degli impianti resta fermo o sottoposto a manutenzione. Volumi insufficienti, spiegano i commissari, che non permettono di sostenere i costi fissi e che si riflettono anche sugli stabilimenti del Nord, dipendenti dai semilavorati provenienti da Taranto. In questo contesto, la Cigs viene indicata come l’unico strumento praticabile per garantire la continuità della gestione commissariale.
La decisione riaccende però lo scontro con i sindacati. Fim, Fiom e Uilm denunciano il silenzio del Governo e l’assenza di un confronto sul futuro industriale, ambientale e occupazionale dell’ex Ilva. L’ultima riunione a Palazzo Chigi risale a novembre e, da allora, nessuna risposta concreta sarebbe arrivata ai lavoratori. Per le organizzazioni sindacali, la cassa integrazione non può trasformarsi in un parcheggio senza prospettive: serve riaprire il tavolo nazionale e definire subito una strategia di rilancio credibile. Perché, avvertono, senza scelte chiare sul futuro, la proroga della Cigs rischia di essere solo l’ennesimo rinvio.

