Approvata la riforma sulle acque minerali: più royalties ai territori, confronto tra maggioranza e opposizioni
Via libera del Consiglio regionale alle modifiche della legge sulle acque minerali e termali. Incrementate le quote destinate ai Comuni e al Parco del Vulture, ma restano le critiche delle opposizioni
Il Consiglio regionale della Basilicata ha approvato a maggioranza la riforma della legge regionale sulla ricerca e la coltivazione delle acque minerali e termali. Il provvedimento aggiorna la disciplina del settore, introduce un nuovo sistema di calcolo dei contributi dovuti dai concessionari e aumenta progressivamente le royalties destinate ai territori interessati dalle attività estrattive.
La riforma prevede che ai Comuni di Rionero in Vulture, Melfi, Atella e Viggianello venga riconosciuta una quota delle royalties pari al 30% nel 2027, al 40% nel 2028 e al 50% dal 2029. Al Parco naturale regionale del Vulture sarà destinata una quota del 30%.
La principale novità riguarda il contributo dovuto per l’acqua emunta e non imbottigliata, compresa quella utilizzata nei processi industriali. La norma stabilisce un criterio forfettario che applica un’aliquota di 0,30 euro per metro cubo al 20% del volume complessivo dell’acqua imbottigliata, parametro individuato sulla base dell’istruttoria tecnica per superare le difficoltà legate alla misurazione diretta dei quantitativi utilizzati.
Il provvedimento introduce inoltre l’obbligo per i concessionari di trasmettere trimestralmente alla Regione i dati relativi ai volumi di acqua imbottigliata e di acqua emunta e non imbottigliata e abroga la disciplina transitoria introdotta nel 2020.
Il vicepresidente e assessore regionale alle Infrastrutture, Pasquale Pepe, ha definito la riforma il risultato di un percorso tecnico e amministrativo avviato nei mesi scorsi. “Dal 1996 non era mai stato pagato alcun canone per l’acqua emunta e non imbottigliata. Ora si pagherà in una logica di equità”, ha dichiarato, sottolineando che il nuovo sistema punta a garantire regole certe, trasparenti ed equilibrate, valorizzando una risorsa pubblica e rafforzando il ritorno economico per i territori. Pepe ha inoltre evidenziato che il confronto con amministratori locali, imprese e cittadini ha portato all’aumento delle royalties destinate ai Comuni e all’introduzione della quota riservata al Parco del Vulture.
Tra le opposizioni, il capogruppo del Partito Democratico Piero Lacorazza ha accolto positivamente l’introduzione di maggiori elementi di trasparenza, ritenendo che il settore dovrà continuare a essere monitorato per coniugare la tutela della risorsa idrica, gli investimenti privati e le ricadute occupazionali sul territorio.
Più critico il giudizio del Movimento 5 Stelle. In un comunicato stampa, le consigliere regionali Alessia Araneo e Viviana Verri riconoscono come positivo l’aumento graduale fino al 50% della quota destinata ai Comuni, attribuendolo anche al confronto con i territori e con i sindaci interessati. Le due esponenti sostengono però che la riforma resti lontana dalle proposte avanzate dal gruppo, che prevedevano un sistema di canoni progressivi, premialità e penalità legate all’efficienza produttiva, incentivi alla riduzione degli sprechi, misure per favorire materiali sostenibili e maggiori tutele occupazionali.
Il Movimento 5 Stelle rivendica inoltre l’approvazione di un proprio emendamento che vincola le risorse assegnate ai Comuni e al Parco del Vulture a interventi di tutela, valorizzazione e riqualificazione del bacino idrominerario e al miglioramento della viabilità nelle aree interessate dall’attività estrattiva. Araneo e Verri esprimono infine perplessità sul criterio forfettario adottato per il calcolo del contributo sull’acqua emunta e non imbottigliata, ritenendolo non sufficiente a misurare l’efficienza degli stabilimenti e a individuare eventuali sprechi.

