Libera e altre associazioni in presidio a Palazzo San Gervasio per chiedere la chiusura del CPR
Una rete di associazioni manifesta contro le condizioni di detenzione nel Centro di Permanenza per il Rimpatrio
Ieri a Palazzo San Gervasio, diverse associazioni tra cui Libera, hanno organizzato un presidio per chiedere la chiusura del CPR, denunciando le gravi violazioni dei diritti umani.
Nel pomeriggio di ieri, a Palazzo San Gervasio, si è svolto un presidio pacifico e determinato per esprimere solidarietà verso le persone detenute nel Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) locale e per chiedere la chiusura definitiva della struttura. L’iniziativa, organizzata da una vasta rete di associazioni e movimenti locali, tra cui Libera Presidio Vulture Alto Bradano, ha voluto sensibilizzare l’opinione pubblica sulle condizioni disumane che spesso caratterizzano questi centri.
Durante il presidio, i partecipanti hanno sottolineato come il sistema dei CPR rappresenti una grave violazione dei diritti e della dignità delle persone detenute. “Dietro ogni volto e storia si nasconde un fratello che porta il peso di speranze negate e di vite dimenticate nei luoghi dell’orrore”, è stato il messaggio forte e chiaro lanciato dai manifestanti.
Da anni, numerose realtà si battono per una revisione delle politiche di accoglienza, evidenziando la necessità di un approccio più umano e inclusivo, che consideri la migrazione come una risorsa piuttosto che un problema da arginare. Il presidio ha quindi rappresentato un momento importante di denuncia e di richiesta di giustizia, unendo le voci di chi crede in una società più giusta e solidale.
Tra le associazioni aderenti al presidio, oltre a Libera, si contano il Comitato per la Pace di Potenza, il WWF Aree Interne Potenza, la CGIL, Amnesty International, e molte altre realtà impegnate nella difesa dei diritti umani. La speranza è che questa iniziativa contribuisca a far crescere la consapevolezza e a spingere verso un cambiamento necessario e non più rimandabile.

