Ex Ilva, sciopero a oltranza alla Semat: 213 lavoratori senza stipendio o cassa integrazione
Presidio a Taranto davanti alla direzione dello stabilimento. Fim, Fiom e Uilm chiedono tempi certi per i pagamenti
Prosegue la protesta dei lavoratori della Semat Engineering, azienda dell’indotto ex Ilva. Mancano lo stipendio di agosto per gli addetti ancora al lavoro e i pagamenti della cassa integrazione per gli altri dipendenti.
Sciopero a oltranza e presidio a Taranto per i lavoratori della Semat Engineering, azienda dell’indotto ex Ilva. La mobilitazione, proclamata il 21 settembre da Fim, Fiom e Uilm, prosegue oggi, 22 settembre, prima nei pressi della portineria imprese e poi davanti alla direzione dello stabilimento.
I lavoratori sono 213. Di questi, 62 continuano a essere impiegati e attendono ancora lo stipendio di agosto. Gli altri sono stati collocati in cassa integrazione in base all’accordo ministeriale per la Cigs per area di crisi complessa, autorizzato dal ministero del Lavoro con decreto del 10 settembre.
Anche per i dipendenti in cassa integrazione i pagamenti non sono ancora arrivati. I segretari appalto di Fim, Fiom e Uilm hanno scritto all’Inps per chiedere «un impegno concreto e un’accelerazione delle procedure di liquidazione delle spettanze» o almeno una data certa per l’accredito.
Secondo i sindacati, i lavoratori sono «da oltre due mesi privi di qualsiasi sostegno al reddito», con conseguenti difficoltà economiche per le famiglie coinvolte.
Per tutti i dipendenti era stata prevista anche una procedura di licenziamento collettivo, poi congelata in attesa degli sviluppi sulle questioni giudiziarie relative al fermo dell’area a caldo, delle decisioni del governo e dell’evoluzione della gara per la cessione degli asset.

