Ex Ilva, licenziamenti nell’indotto: coinvolti 2.500 lavoratori a Taranto

Le aziende associate ad Aigi hanno trasmesso ai sindacati le lettere per la procedura di licenziamento collettivo

Oltre 2.500 lavoratori dell’indotto dell’ex Ilva di Taranto sono coinvolti nella procedura di licenziamento collettivo avviata dalle aziende associate ad Aigi. Le lettere sono state trasmesse ai sindacati il 4 settembre.

Aigi, l’Associazione Indotto AdI e General Industries, ha comunicato l’avvio della procedura attraverso 28 lettere che saranno presentate alle istituzioni. Il presidente Nicola Convertino ha definito la decisione «un atto estremo e doloroso», ma anche «dovuto e inevitabile», collegandola alla scadenza fissata per il 28 ottobre per la chiusura dell’area a caldo dell’ex Ilva.

Secondo Convertino, l’assenza di una programmazione avrebbe impedito alle aziende dell’indotto di mettersi in sicurezza. Nella lettera ai sindacati, Aigi parla di una «sconfitta industriale, politica, economica e, soprattutto, umana», sottolineando le ricadute sui lavoratori e sulle loro famiglie.

La chiusura dell’area a caldo, disposta dalla Corte d’Appello di Milano il 27 luglio con decorrenza dal 28 ottobre, pesa anche sulle prospettive di salvataggio dell’ex Ilva. Emma Marcegaglia, presidente e amministratrice delegata dell’omonima holding, ha definito la situazione «complessa». Marcegaglia ha ricordato che 14 importanti imprenditori siderurgici italiani hanno presentato una manifestazione di interesse, tra cui anche Marcegaglia Holding, ma ha sottolineato che il progetto resta in una fase interlocutoria e che è in corso la due diligence.

Sul fronte sindacale, Usb ha definito l’avvio dei licenziamenti «cronaca di una morte annunciata». Francesco Rizzo e Sasha Colautti hanno chiesto al Governo soluzioni immediate per i lavoratori e le loro famiglie, in vista dell’incontro previsto per martedì prossimo, annunciando in caso contrario iniziative di mobilitazione.