Ex Ilva, scatta l’allarme licenziamenti: l’indotto di Taranto avvia le procedure collettive

“La musica continua, ma la nave affonda”. L’allarme drammatico arriva da Taranto dove le imprese dell’indotto Ex Ilva denunciano il “torpore collettivo” dopo lo stop all’area a caldo imposto dalla Corte d’Appello di Milano. L’ Associazione imprese indotto ex Ilva chiede un decreto urgente e una strategia industriale per evitare il disastro socio-economico, avvertendo che l’entusiasmo per i prossimi Giochi del Mediterraneo rischia di anestetizzare una crisi drammatica.
Intanto Confartigianato Taranto chiede che il territorio sia protagonista e rivendica un ruolo nella governance degli impianti, qualora si arrivi a una cordata italiana per l’area a freddo. Reazioni durissime che arrivano all’indomani della svolta di ieri, 10 agosto. Le associazioni datoriali del Tavolo Permanente, tra cui Confindustria, Confapi, Aigi, Confartigianato e Federmanager, hanno infatti avviato le procedure per i licenziamenti collettivi.
Una decisione estrema di fronte al rischio di fermo dell’area a caldo, che provocherebbe un effetto a catena immediato sulle ditte dell’indotto e, a seguire, anche sul comparto a freddo per mancanza di acciaio. La crisi ha subito un’accelerazione dopo il tavolo del 4 agosto scorso al Mimit. In quell’occasione il Ministro Urso e i commissari straordinari avevano analizzato gli effetti della sentenza di Milano e la tenuta finanziaria di Acciaierie d’Italia, legata a un prestito ponte in esaurimento.
Nonostante il gruppo indiano Jindal avesse confermato l’interesse per la gara in corso, i tempi strettissimi imposti dai giudici e il rischio di modificare il perimetro industriale hanno spinto le imprese locali a rompere gli indugi, chiedendo risposte immediate prima del vertice chiave di inizio settembre a Palazzo Chigi.