Inverno demografico e nuove geografie sociali: Puglia e Basilicata nello specchio del nuovo report Istat
L’Italia si sta rimpicciolendo e lo fa a ritmi vertiginosi. Il report sulle previsioni demografiche a lungo termine diffuso dall’Istat disegna uno scenario drammatico per i prossimi decenni: entro il 2050 la popolazione italiana scenderà a 55 milioni di residenti, per poi crollare a 45,8 milioni nel 2080, registrando una perdita netta di oltre 13 milioni di abitanti. All’interno di questa imponente contrazione nazionale, il Mezzogiorno subisce i contraccolpi più severi, con Puglia e Basilicata che si trovano in prima linea nell’affrontare la morsa della denatalità, lo spopolamento e un invecchiamento strutturale senza precedenti.
La Puglia riflette perfettamente la tendenza al ribasso dei grafici nazionali. La dinamica demografica degli ultimi anni sul territorio regionale evidenziava già una forte discesa: dai 3,97 milioni di abitanti del 2019 si è passati ai 3,86 milioni stimati per il 2026. Secondo i modelli previsionali dell’Istat, la tendenza è destinata ad accentuarsi drasticamente entro il 2050. Le cause principali sono tre: fuga dei giovani talenti; il minomo storico delle nascite a la mortalità in aumento. Il fenomeno non colpisce solo i piccoli borghi storici a rischio estinzione (come Poggiorsini o Celle di San Vito), ma morde ampiamente anche i grandi centri urbani. Province storiche come quelle di Foggia, Taranto e Brindisi mostrano un calo marcato, lasciando intravedere una regione molto più anziana e decisamente più vuota.
Se la Puglia soffre, la Basilicata affronta una vera e propria crisi di sopravvivenza demografica. La regione conta oggi appena 523 mila abitanti. L’impatto delle proiezioni Istat al 2050 su una popolazione già così ridotta rischia di compromettere la sostenibilità del sistema sociale ed economico lucano.
Il report dell’Istat mette in luce una trasformazione antropologica che cambierà il mercato immobiliare e i servizi di welfare in tutto il Mezzogiorno. Entro il 2050, le famiglie composte da una sola persona passeranno a livello nazionale dal 40% al 44,7% del totale. Al contrario, i nuclei familiari con figli subiranno una drastica contrazione, riducendo la dimensione media della famiglia italiana a soli 1,98 componenti. In Puglia e Basilicata questo si traduce nella progressiva chiusura delle scuole primarie, nella necessità di riconvertire le strutture sanitarie per la lungodegenza e nell’urgenza di ripensare l’assistenza domiciliare per milioni di anziani che vivranno soli. Nemmeno l’apporto dei flussi migratori dall’estero, che l’Istat stima ampiamente positivi anche per i prossimi decenni (con un saldo attivo di circa 204mila persone nel 2050), riuscirà a colmare il vuoto lasciato dal deficit naturale tra nati e morti. I dati odierni non sono una semplice fotografia statistica, ma un severo avvertimento per la classe politica locale di Puglia e Basilicata: senza politiche attive per il lavoro giovanile, asili nido accessibili e piani strutturali contro lo spopolamento, il futuro di queste regioni sarà caratterizzato da culle vuote e borghi fantasma.

