Madonna Nera di Viggiano, l’appello dei vescovi: «Una festa inclusiva, accanto agli ultimi»

A Viggiano la celebrazione in onore della Regina e Patrona delle genti di Basilicata diventa occasione per richiamare il valore della fede, della giustizia e della cura del territorio

Monsignor Davide Carbonaro e monsignor Francesco Savino hanno richiamato il ruolo della Madonna Nera come segno di comunione, speranza e attenzione verso gli ultimi, affrontando anche le principali questioni sociali del territorio.

A Viggiano, in provincia di Potenza, si è svolta domenica 6 settembre la celebrazione in onore della Madonna Nera, Regina e Patrona delle genti di Basilicata. L’appuntamento religioso ha riunito numerosi pellegrini arrivati anche dalle regioni vicine e lucani residenti fuori regione.

Mons Carbonaro

Ad aprire la celebrazione è stato il vescovo metropolita di Potenza, Marsico Nuovo e Muro Lucano, monsignor Davide Carbonaro, che ha sottolineato il valore di comunione e fraternità rappresentato da Maria per le Chiese lucane.

«Madre che raduna i suoi figli per portarli al suo Figlio Gesù», ha detto Carbonaro, indicando nella Madonna del Sacro Monte un segno di consolazione e speranza di fronte alle ferite sociali ed esistenziali della Basilicata.

Il vescovo ha invitato a non limitare la devozione alla ritualità dei giorni della festa. Maria, ha sottolineato, deve essere «presidio di umanità e di Vangelo» nella vita quotidiana e nelle scelte, anche attraverso l’attenzione ai problemi della terra lucana, «spesso usata e abbandonata».

Carbonaro ha inoltre richiamato il valore delle feste patronali, considerate un patrimonio capace di unire fede, storia, cultura e appartenenza civile. Un patrimonio che, ha osservato, deve essere preservato da strumentalizzazioni e confusioni di ruoli per poter essere trasmesso alle future generazioni.

L’omelia è stata affidata a monsignor Francesco Savino, vescovo di Cassano allo Ionio, che ha posto al centro il carattere inclusivo della festa. «La festa non sia soltanto esteriore, ma riempia il cuore di gioia. E soprattutto sia una festa inclusiva, capace di accogliere gli ultimi, i dimenticati, i vulnerabili, i fragili e coloro che non hanno voce», ha affermato.

Mons Savino

Savino ha quindi richiamato il rapporto tra fede e responsabilità verso il territorio. «Attacchiamoci a Lui per servire e amare questa terra di Lucania», ha detto, indicando tra le priorità l’attenzione ai giovani, alle persone trascurate e al creato.

Nel corso dell’omelia il vescovo ha affrontato anche il tema del male e delle ingiustizie sociali. Partendo dalla figura del drago nell’Apocalisse, ha invitato a non cedere a pessimismo, catastrofismo e fatalismo: «Il male ha già perso». Il riferimento è stato quindi esteso ai sistemi di potere e sfruttamento, al caporalato, allo sfruttamento dei lavoratori migranti, alla criminalità organizzata, alla corruzione e alle ingiustizie nel Mezzogiorno.

Savino ha ricordato anche la morte, avvenuta lo scorso giugno a Mendicino, di quattro braccianti afghani e pakistani mentre si recavano al lavoro nei campi. «Davanti a quei corpi – ha affermato – il drago perde ogni carattere mitologico e mostra il volto che ha davvero».

Nel suo intervento sono stati citati anche i conflitti e le crisi internazionali, da Gaza all’Ucraina, dal Kosovo al Libano. Il vescovo ha infine ripreso la denuncia di Papa Francesco, fatta propria da Papa Leone XIV, contro «quell’economia che uccide, che scarta e che vuole anche privatizzare l’acqua, che è un bene comune di tutti».

La celebrazione si è così trasformata in un richiamo alla responsabilità individuale e collettiva, con l’invito a guardare a Maria come guida verso Cristo e a tradurre la fede in servizio, giustizia e attenzione verso gli ultimi. In chiusura, Carbonaro ha ricordato che «la fede non ha confini o appartenenze campanilistiche».