Emiliano resiste alle pressioni: “Nessun passo di lato, serve un centrosinistra unito”
Governatore Puglia: “Decaro sbaglia se non si candida”
“La mia esperienza in politica nasce tra le persone e si fonda sulla loro fiducia. Non ho mai accettato ruoli calati dall’alto, sarà difficile che proprio adesso qualcuno possa chiedermi di fare un passo di lato, senza alcun argomento sensato e probabilmente solo per marketing politico. Avremo modo comunque di ragionare, per prima cosa all’interno del Partito democratico, su ciò che è più giusto fare”. Lo dice il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, in una intervista al Corriere del Mezzogiorno, rispondendo al cronista che gli domanda di “Decaro, Conte e Renzi” che avrebbero chiesto al governatore di fare “un passo di lato”. Il riferimento è alle pressioni su Emiliano, al suo ultimo mandato come presidente, affinché non si ricandidi come consigliere regionale. E se Decaro dovesse fare un passo indietro?, viene poi chiesto a Emiliano che risponde: “Sarebbe un errore. Antonio è una risorsa per la Puglia. Sono certo che prenderà le sue
decisioni con senso di responsabilità. In ogni caso quello che conta è che il campo progressista si presenti unito e forte”. Qual è l’eredità che lascia dopo dieci annidi governo? “Non lascio la Puglia. Continuerò – evidenzia Emiliano – a lavorare intensamente per questa terra meravigliosa che abbiamo rivoluzionato in positivo in questi venti anni fini a renderla nota e invidiata in tutto il mondo”. Tra i suoi successi, rivendica anche il recente accordo per la decarbonizzazione dell’ex Ilva: “Non la definirei una vittoria personale – dice Emiliano – ma certamente un riconoscimento alla coerenza e alla determinazione con cui, anche quando sembrava impopolare, ho difeso l’obiettivo della decarbonizzazione”. Sull’impatto che la visione sul futuro del siderurgico può avere sulle alleanze con il M5s, Emiliano spiega: “Io sono sempre stato coerente. Quando il M5s chiedeva la chiusura della fabbrica, io sapevo che nessuno avrebbe davvero voluto chiuderla
pur avendone la possibilità. E quindi pensai di essere più serio e credibile parlando di riconversione mediante la tecnologia a riduzione diretta (Dri). Quando i 5 Stelle sono andati al governo con la Lega e ottennero il ministero che adesso è di Urso, la fabbrica non fu chiusa, rimase aperta con i forni a carbone che adesso chiederebbero di far scomparire in un istante. Restano divergenze sui tempi e sui modi di chiudere le fonti inquinanti, ma con spirito di collaborazione e lealtà arriveremo ad un intesa anche con chi oggi vorrebbe che la fabbrica sparisse. Credo che anche il Movimento debba oggi riflettere sull’importanza di costruire intese istituzionali che diano una prospettiva concreta a Taranto.

