Nuovo incendio nel ghetto di Borgo Mezzanone (FG). Insediamento abusivo a rischio
Hanno preso fuoco le auto abbandonate ai bordi delle baracche.
Per questa volta nessun danno alle residenze di fortuna e ai migranti che vi trovano riparo.
Non è la prima volta che il fuoco divampa nel ghetto dell’ex pista aerea di Borgo
Mezzanone, a dieci chilometri da Foggia.
In passato le fiamme hanno bruciato vivo il corpo degli stranieri che nell’insediamento più grande d’Europa trovano riparo.
Il fuoco si sprigiona spesso dalle bombole di gas, usate per alimentare i fornelli, o d’inverno le stufe, quando le temperature arrivano anche allo zero.
A volte il fuoco viene appiccato per punire qualche donna vittima della tratta.
Nel ghetto di Mezzanone vivono al limite della più elementare condizione umana oltre mille e cinquecento stranieri, che nei mesi estivi, con le raccolte nei campi del Foggiano, arrivano sino a cinquemila.
Sono gli invisibili, divisi tra regolari, in attesa di permesso di soggiorno, e irregolari.
Le pratiche, dicono in tanti, sono rallentate dalle norme del ‘Decreto Flussi’.
Così al ghetto dettano legge i caporali: loro ti trovano il lavoro, stabiliscono quanto e quando pagarti, si trattengono i soldi del trasporto e del posto assegnato in una delle baracche di cartone e lamiere.
Quelli che qui ci vivono da più tempo sono riusciti a mettere su qualche mattone e la baracca è più sicura.
53 milioni di Euro: è la soma persa prevista in origine dal PNRR per l’eliminazione del ghetto e la creazione di alloggi sicuri e di un piano di trasporto efficace, fuori dalle leve dei caporali, oltre che per l’attuazione di un sistema di inclusione urbana e sociale.
Non se ne è fatto nulla.
E intanto le baracche continuano a bruciare.

