Vertenza Natuzzi, sindacati in mobilitazione: “Piano irricevibile”

Assemblee, scioperi e presidio davanti a Jesce 2 contro delocalizzazioni e chiusure

Si inasprisce la vertenza Natuzzi. Le segreterie territoriali di Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil di Bari, insieme alle rappresentanze sindacali degli stabilimenti, hanno proclamato lo stato di mobilitazione contro il piano presentato dall’azienda, definito “irricevibile e peggiorativo”.

Secondo i sindacati, la proposta si configurerebbe come un vero e proprio piano di dismissione, basato su delocalizzazioni, riduzione delle attività produttive e un forte impatto sui lavoratori. Tra le principali criticità segnalate: il trasferimento di attività all’estero, l’uso massiccio di ammortizzatori sociali ed esodi incentivati, il rischio di trasferimenti unilaterali e l’aumento della cassa integrazione, fino al progressivo indebolimento del tessuto industriale della Murgia.

Particolarmente contestata la conferma della chiusura dello stabilimento di Jesce 2, ritenuta simbolo di un processo che mette a rischio occupazione e prospettive del territorio.

Per queste ragioni, i sindacati hanno avviato una mobilitazione strutturata che prevede assemblee retribuite in tutti i siti produttivi, già calendarizzate tra Santeramo, Altamura e Jesce, e una serie di iniziative di protesta. A partire da lunedì sono previsti scioperi articolati per stabilimento e reparto, oltre a un presidio davanti ai cancelli di Jesce 2.

Le organizzazioni sindacali ribadiscono la necessità di difendere l’intero perimetro produttivo e chiedono un piano industriale basato su investimenti e prospettive concrete. La vertenza, sottolineano, ha ormai assunto una rilevanza non solo locale ma nazionale, chiamando in causa anche le istituzioni.

“Senza lavoro non c’è futuro: la mobilitazione è già iniziata e andrà avanti con determinazione”, concludono i sindacati.