Comincia la raccolta nei campi del foggiano con l’emergenza migranti

Una baracca del campo di Borgo Mezzanone che va a fuoco bruciando la vita di un migrante. È una scena purtroppo non infrequente nel più grande ghetto d’Europa, dove a pochi chilometri da Foggia vivono, anzi sopravvivono, oltre duemila cinquecento migranti che nei mesi estivi delle raccolte diventano oltre 5mila.
Una mano d’opera essenziale per reggere un settore che ha nella raccolta del pomodoro da conserva e da trasformazione uno dei motori trainanti dell’economia agricola della Capitanata. Ma come ogni anno, tutto questo si scontra con la dura realtà dei lavoratori provenienti, per lo più, dall’Africa o dall’Est, giovani donne e uomini che restano invisibili, sfruttati dai caporali per pochi euro al giorno, costretti a pagare un alloggio precario, di fortuna e spesso pericoloso, ed anche il trasporto sul posto di lavoro.
Nonostante la solidarietà di molte realtà del terzo settore, nonostante le richieste di intervento di forze sociali ed anche amministrazioni territoriali, per i migranti che vivono nei ghetti, da Mezzanone a Tre Titoli, dal campo bulgari di Cerignola a Casa. Sankara, non è stato fatto nulla. Nei giorni scorsi, constatando come sia andate perdute, per grandi difficoltà tecniche, le risorse del PNRR, ovvero 114 milioni di euro per eliminare i ghetti in provincia di Foggia, da più parti si sono elevate le richiesta di convocazione urgente in Prefettura del Tavolo per l’emergenza ghetti, alla presenza del Commissario Governativo. Nulla di fatto anche qui, come per la convocazione della Rete Agricola di Qualità. Intanto i migranti si preparano ad nuovo inferno nelle campagne e nelle baracche.