Slitta sentenza per il processo a Casapound per aggressione a Bari del 2018: si tornerà in aula il 12 febbraio

Bisognerà ancora aspettare per la sentenza in merito al processo a Casapound per i fatti relativi alla sera del 21 settembre del 2018 quando nel quartiere Libertà di Bari, si sarebbe verificata una presunta aggressione squadrista, così come fu definita negli atti della Procura, da parte di alcuni militanti di Casapound nei confronti di un gruppo di manifestanti antifascisti che avevano partecipato a un corteo organizzato a seguito della visita nel capoluogo pugliese dell’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini. Nella giornata del 22 gennaio erano previste repliche e sentenze, ma il tribunale ha nuovamente rinviato il processo: si tornerà dunque in aula il prossimo 12 febbraio, con i 17 imputati che risponderanno tutti di riorganizzazione del partito fascista, con sette di loro che risponderanno anche all’accusa di lesioni personali. Una delle vittime della presunta aggressione, Eleonora Forenza, ex europarlamentare e attualmente componente delle segreteria nazionale di rifondazione comunista, ha commentato in modo netto lo slittamento della sentenza: “Ci aspettavamo una sentenza chiara sul fatto che CasaPound sia un’organizzazione di stampo neofascista e quindi che venga sciolta a seguito di questa sentenza. Quella Aggressione – ha sottolineato l’ex europarlamentare – rimane una ferita nella storia di questa città, come è una ferita il fatto che dopo sette anni non ci sia ancora una sentenza di primo grado. Dispiace molto che l’esecutivo si occupi di magistratura in tutt’altra chiave, non per dare al Paese una giustizia con tempi congrui, ma nella direzione di sottomettere la magistratura all’esecutivo. La scandalosa durata di questo processo – conclude – è una delle ragioni per dire no al referendum Nordio-Meloni”.