Province: quella di Matera la 1° ricorrere al Tar
MATERA – Cancellazione delle Province. Il primo, sul piano nazionale, ad alzare la voce in difesa dell’istituzione che guida da poco più di tre anni, è stato il presidente dell’Amministrazione provinciale di Matera, Franco Stella, che, attraverso i legali dell’ente coordinati dal professor Pietro Ciarlo, ordinario di diritto costituzionale all’Università di Cagliari, ha proposto ricorso al Tar del Lazio. Obiettivo dichiarato da Stella è quello di ottenere dal Tar la sospensione del provvedimento e convincere i giudici del Tribunale amministrativo a trasmettere gli atti alla Corte Costituzionale. La posizione della Provincia di Matera è chiara: nel provvedimento del Governo Monti ci sarebbero eccesso di potere e violazione di legge. In particolare, l’avvocato Rosina D’Onofrio, legale dell’ente Provincia di Matera, si chiede per quale motivo siano stati scelti come parametri per l’abolizione dell’istituzione quelli della dimensione territoriale e della popolazione residente, aggiungendo che sarebbe stato più giusto individuarne altri come il Pil, la presenza di infrastrutture, il patrimonio culturale. Una guerra all’insegna di carte bollate che oltre a salvaguardare la presenza futura della provincia materana nel panorama istituzionale del Paese, ha anche quello, di certo non secondario, di sgombrare il campo dal rischio cancellazione di altre strutture pubbliche a cominciare dalla Prefettura. E, poi, a caduta, Questura, Comandi provinciali delle forze armate e dei Vigili del Fuoco, sedi provinciali dell’Inps e dell’Inail, Agenzia delle Entrate e Camera di commercio. Una spoliazione in grande stile che andrebbe ad aggiungersi a quella già attuata che ha fatto scomparire dal panorama provinciale tribunali, uffici postali, scuole e società di telefonia pubblica. Un futuro, insomma, appeso ad un debole filo. Il confronto tra gli organismi interessati inizierà quanto prima, ma, a ben vedere, non si può affermare che attorno al tema si stia manifestando un interesse corposo e soprattutto diffuso, soprattutto all’interno delle comunità interessate. Forse perchè la gente guarda ad altro, ai temi della crescita e dello sviluppo, immaginando che un ente in più o in meno non può salvarla dalle difficoltà soprattutto economiche che ne stanno condizionando le speranze nel futuro.

