Braccianti morti ad Amendolara, i sindacati lucani chiedono il tavolo d’urgenza in Prefettura a Matera
A seguito della morte di quattro braccianti pakistani, avvenuta ad Amendolara, in Calabria, i sindacati lucani intervengono duramente sul tema dello sfruttamento lavorativo e del caporalato, evidenziando come il fenomeno interessi da vicino anche il territorio della Basilicata, in particolare l’area del Metapontino. Le segreterie regionali hanno inviato una richiesta formale e unitaria al Prefetto di Matera per sollecitare l’attivazione immediata di un tavolo tecnico di confronto e coordinamento.
Sull’episodio di cronaca sono intervenuti il segretario generale della Cisl Basilicata Vincenzo Cavallo e il segretario generale della Fai Cisl Basilicata Raffaele Apetino, dichiarando:
“La morte dei quattro braccianti pakistani, bruciati vivi nell’auto su cui viaggiavano ad Amendolara, in Calabria, è un fatto grave e inaccettabile in un paese civile. In attesa dei dovuti riscontri da parte della magistratura e delle forze dell’ordine in merito alle prime ipotesi il quadro che emerge dalle cronache giornalistiche e dalle testimonianze finora raccolte è a dir poco drammatico. Ancora una volta è l’ombra dello sfruttamento e del caporalato ad allungarsi sulle campagne del Mezzogiorno, fenomeno che, come raccontano recenti fatti di cronaca, non risparmia il nostro territorio e il Metapontino in particolare. Non è più tollerabile assistere a questo far west. La reazione delle istituzioni competenti deve essere durissima. Per questo abbiamo già inoltrato unitariamente una richiesta formale al prefetto di Matera affinché convochi con la massima urgenza il tavolo provinciale contro il caporalato per un esame congiunto della situazione e per mettere a punto ulteriori strumenti di contrasto a questa vera e propria economia criminale”.
Alla richiesta di un intervento strutturale e di un’assunzione di responsabilità collettiva si è associata la Uil Basilicata. Il segretario generale Vincenzo Tortorelli ha sottolineato la necessità di agire non solo sul piano repressivo ma anche sulle tutele sociali e sui servizi essenziali per i lavoratori stagionali, affermando:
“E’ necessario costruire un piano straordinario che metta insieme Prefetture, Forze dell’Ordine, Regione, sindacati, associazioni datoriali e terzo settore, intervenendo non solo sulla repressione ma anche sulle cause profonde dello sfruttamento. Servono progetti e finanziamenti per garantire trasporti sicuri, alloggi dignitosi, assistenza sanitaria, tutela dei diritti e regolarità contrattuale. L’economia non può continuare a reggersi sulla schiena degli ultimi, sulla fatica invisibile di esseri umani che troppo spesso diventano fantasmi anche dopo la morte. Quello che sta accadendo ci riguarda tutti. Anche la Basilicata conosce il fenomeno del lavoro agricolo vulnerabile e stagionale. Il contrasto al caporalato deve diventare una priorità nazionale e territoriale, con un presidio permanente di legalità, dignità e giustizia sociale”.

