Brindisi, operazione “Colemi”: quattro arresti contro il clan dei tuturanesi della Sacra Corona Unita
Eseguita un’ordinanza di custodia cautelare. Contestate estorsioni aggravate dal metodo mafioso ai danni di imprenditori
Quattro persone arrestate dalla Polizia di Stato su disposizione della Direzione distrettuale antimafia di Lecce. L’inchiesta riguarda il clan dei tuturanesi della Sacra Corona Unita e presunte estorsioni ai danni di imprenditori tra Tuturano e comuni limitrofi.
Dalle prime ore di oggi, a Brindisi e nel territorio di Tuturano, la Polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di quattro indagati. Il provvedimento è stato emesso dal Gip di Lecce su richiesta della Direzione distrettuale antimafia.
L’operazione, denominata “Colemi”, è stata condotta dalla Squadra Mobile di Brindisi e dalla Sisco di Lecce, con il supporto di oltre 50 agenti tra Reparti prevenzione crimine, unità cinofile, tiratori scelti, Reparto volo di Bari e Polizia scientifica.
Gli arresti rappresentano l’esito di un’attività investigativa avviata nei mesi scorsi. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, cinque persone erano già state colpite da fermo e da una successiva misura cautelare per appartenenza alla Sacra Corona Unita, frangia dei cosiddetti “tuturanesi”, e per una estorsione aggravata ai danni di un imprenditore agricolo. All’uomo sarebbe stato imposto il pagamento di 3.000 euro e di 150 euro mensili per la guardiania di una piantagione di noci a Tuturano, nel territorio ritenuto sotto il controllo del clan.
Uno degli arrestati di oggi è ritenuto, allo stato del procedimento, parte dell’associazione mafiosa attiva nella provincia di Brindisi, riconducibile alla componente tuturanese. Secondo l’accusa, avrebbe partecipato alle attività del gruppo, prendendo parte a riunioni e contribuendo alla pianificazione di estorsioni, anche grazie a contatti nel mondo imprenditoriale e politico locale.
Allo stesso indagato viene contestata anche un’estorsione, in concorso con altri, ai danni di un imprenditore edile, costretto a versare 500 euro come “pensiero” per lavori di manutenzione. L’incontro con la vittima sarebbe stato favorito da un secondo arrestato, figura nota nel contesto politico e sociale di Tuturano, che avrebbe agevolato il contatto e la riscossione della somma.
Gli altri due arrestati sono accusati, insieme ad altri soggetti già detenuti, di ulteriori estorsioni aggravate. In un caso, sarebbe stata imposta una tangente di 3.000 euro a una famiglia di imprenditori edili in relazione ad appalti, con minacce velate di danneggiamenti. In un altro episodio, una famiglia di imprenditori agricoli sarebbe stata costretta a versare 1.000 euro e ulteriori somme per ogni balla di paglia lavorata, sotto la minaccia di incendi alle attrezzature.
Le indagini sono state coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce e condotte con strumenti tecnici avanzati dagli investigatori della Squadra Mobile di Brindisi e della Sisco di Lecce.

