Appalti truccati nel Barese e nel Foggiano, 23 indagati. Interdetto dai pubblici uffici commissario per il dissesto idrogeologico Sannicandro
Una vasta operazione della Gdf di Bari ha portato all’arresto di un imprenditore di Lucera e all’interdizione dai pubblici uffici di Elio Sannicandro, commissario straordinario per il dissesto idrogeologico in Puglia
C’è anche il commissario straordinario per il dissesto idrogeologico in Puglia, Elio Sannicandro, tra le 11 persone coinvolte nell’operazione “ossigeno” condotta dalla Guardia di Finanza relativa a presunti atti di corruzione e turbativa d’asta nell’esecuzione di opere pubbliche nei territori del Foggiano e del Barese. Nei suoi confronti è stata disposta la misura cautelare dell’interdizione dai pubblici uffici per 12 mesi. “Un inquietante quadro di collusione e mercificazioni seriali della funzione pubblica”, così lo ha definito il Giudice per le indagini preliminari che ha disposto l’arresto in carcere per un imprenditore di Lucera, Antonio Di Carlo di 62 anni, e ai domiciliari per sua figlia. Sarebbero loro i principali attori di un complesso sistema di manipolazione degli appalti per l’assegnazione di opere pubbliche. Le fiamme gialle hanno attestato numerosi incontri tra l’imprenditore e il commissario al dissesto idrogeologico al quale sarebbero state consegnate, tra il 2019 e il 2021, tangenti per 60mila euro per la realizzazione di lavori in bacini idrografici. A fare da tramite tra i due un funzionario del Coni, Sergio Schiavone, finito anche lui ai domiciliari. L’indagine ha coinvolto in tutto 23 persone, tra cui anche numerosi funzionari comunali. Il meccanismo messo in piedi dall’imprenditore consisteva nell’individuare aziende amiche che avrebbero partecipato ai bandi di concorso nei vari comuni senza possedere i requisiti per l’assegnazione dei lavori, oppure che in vista della gara avrebbero ritirato l’offerta. In questo modo riuscivano a spartire le commesse sui vari territori. Tra i coinvolti anche un funzionario della Regione Puglia che ha intascato 5mila euro per privilegiare gli enti locali sui quali c’era un interesse da parte dell’imprenditore lucerino. Per tenere traccia delle mazzette L’imprenditore segnava le cifre appuntandole come “caramelle”, “ossigeno”, “polizze” o “documenti”.

