Arsenale ex gip: sospetto Dda che custodisse armi per clan

“E’ di fondamentale importanza – si legge nell’ordinanza – l’accertamento in merito alla provenienza delle armi”

Emergono ulteriori particolari dopo l’arresto dell’ex gip del Tribunale di Bari per detenzione di un arsenale da guerra. De Benedictis potrebbe aver custodito armi anche per conto della criminalità organizzata. E’ quanto emerge dagli atti della Dda di Lecce che nelle scorse ore hanno portato ad una nuova misura cautelare in carcere per traffico di armi, anche da guerra, nei confronti dell’ex giudice, già detenuto per corruzione in atti giudiziari. “E’ di fondamentale importanza – si legge nell’ordinanza – l’accertamento in merito sia alla provenienza delle armi sia alla possibile detenzione delle armi anche per conto di soggetti terzi, appartenenti a persone orbitanti nell’ambito della criminalità organizzata locale”. Dopo la perquisizione del 9 aprile scorso, nella quale De Benedictis fu colto in flagranza dopo aver intascato una tangente dall’avvocato penalista barese Giancarlo Chiariello, l’ex giudice cominciò a preoccuparsi di essere “smascherato” anche sulla detenzione illecita dell’arsenale, poi sequestrato ad Andria il 29 aprile. Parlando al telefono con il caporal maggiore capo scelto dell’Esercito italiano Antonio Serafino, anch’egli in carcere nell’ambito dello stesso procedimento, De Benedictis il 22 aprile dice di “temere che un eventuale rinvenimento dell’ingente materiale – ricostruisce la gip Giulia Proto – avrebbe smascherato la provenienza delle armi perché, come dice testualmente l’ex giudice, ‘risalgono a chi non devono'”. “Quanto captato in questa conversazione – scrive la gip nella parte dell’ordinanza sulle esigenze cautelari – depone in tal senso”, con riferimento alla possibile detenzione dell’arsenale per conto di soggetti legati alla criminalità.