“Vortice maestrale”, scacco al clan Strisciuglio: 99 arresti in una maxi-operazione antimafia

Il Procuratore nazionale Antimafia, Cafiero De Raho: “Così dichiariamo guerra alla criminalità organizzata”

Un vortice maestrale, come il vento che sferza la città e spazza via tutto. È della stessa portata la maxi operazione antimafia che tra poliziotti e carabinieri ha visto coinvolti 400 uomini sin dalle prime luci del giorno su tutto il territorio dell’area metropolitana di Bari. 99 persone arrestate, per reati che vanno dall’associazione mafiosa al traffico di droga, fino alle estorsioni alla detenzione di armi, anche da guerra, risse e lesioni. Sono tutti esponenti e affiliati al clan Strisciuglio, uno dei più agguerriti in città e nella provincia, e che in 30 anni di dominio criminale incontrastato è diventato sempre più “forte e terrificante”, con una presa preoccupante soprattutto sulle giovani generazioni. Una mafia popolare e suggestiva, dicono gli inquirenti, con un modello federale e caratterizzata dalla violenza e da un vero e proprio brand. L’inchiesta, partita dal 2015 e coordinata in sinergia dalla Direzione nazionale antimafia e dalla Direzione distrettuale antimafia, ha permesso di ricostruire la storia criminale degli ultimi anni. 147 indagati in tutto, 99 le misure cautelari delle quali 96 in carcere. 53 dei destinatari si trovano attualmente in stato di detenzione. Tra le attività illecite emerse dall’attività degli investigatori, le estorsioni ai danni di commercianti, riti di affiliazione, conflitti con altri gruppi criminali, minacce e pestaggi anche per motivi sentimentali.
Non solo. L’indagine ha ricostruito gerarchia e attività criminali del clan per il controllo del territorio nei quartieri baresi Libertà, San Paolo, San Pio Enziteto, Santo Spirito e San Girolamo. E i comuni di Conversano e Palo del Colle. Ed è legato alla lotta per la gestione di quest’ultima piazza di spaccio una lite violenta tra esponenti di clan diversi. Stavolta dietro le sbarre.

Azioni ritorsive all’interno del carcere e fuori, dove gli ordini arrivavano ancora forti e chiari grazie all’utilizzo di cellulari e lettere. Attività ricostruite anche grazie alle dichiarazioni di 30 collaboratori di giustizia. Tutto finito. Non a caso il 25 aprile, giorno della Liberazione.