Sciopero generale, presidio a Melfi: la Cgil davanti alla Stellantis

Mattinata di protesta davanti allo stabilimento dell’area industriale, sindacato contro manovra e politiche del Governo

Presidio davanti allo stabilimento Stellantis di San Nicola di Melfi, poi corteo fino all’ingresso B. La Cgil attacca la manovra finanziaria e rilancia le vertenze su salari, pensioni e transizione energetica in Basilicata.

Nelle prime ore del mattino il concentramento si è tenuto davanti al Plastic Componenti Shop dello stabilimento Stellantis, nell’area industriale di San Nicola di Melfi dove da una cinquantina di giorni, è attivo un presidio permanente dei lavoratori di due aziende dell’indotto. La mobilitazione è poi proseguita fino all’ingresso B dello stabilimento, dove si sono susseguiti gli interventi sindacali.

A prendere la parola, oltre al segretario generale Fernando Mega, delegati di tutte le categorie con le conclusioni del leader nazionale della Fiom Cgil Samuele Lodi. Al centro della giornata di sciopero, di natura fortemente politico – economica, la richiesta al Governo Meloni di modificare la finanziaria che secondo i rappresentanti della Cgil è una manovra che “investe nel riarmo e taglia su sanità, pensioni, istruzione”.

Accanto alla critica politica, restano centrali le rivendicazioni sindacali: “aumento di salari e pensioni, stop all’innalzamento dell’età pensionabile”. Pur nello scenario geopolitico internazionale che vede un sempre maggiore impegno alla difesa, il sindacato è sceso in piazza per dire no al riarmo in nome di maggiori investimenti su sanità e istruzione, al contrasto della precarietà e a “vere politiche industriali e del terziario”, oltre a una riforma fiscale ritenuta equa e progressiva.

Già alla vigilia delle manifestazioni, che stanno bloccando tutto il Paese, – a farne le spese proprio chi è costretto a viaggiare per studiare o lavorare – i vertici lucani della Cgil avevano chiarito la loro contrarietà anche ad alcune scelte sulla transizione energetica. In particolare sullo stop temporaneo deciso dalla Regione Basilicata ai progetti no oil in Val d’Agri, previsti dagli accordi con Eni e Total, per una verifica degli effetti occupazionali. Per la Cgil “è il momento di accelerare e non di frenare la transizione”, chiedendo alle compagnie petrolifere il rispetto degli accordi e maggiori investimenti. “Altrimenti tra dieci anni in Val d’Agri ci trovermo di fronte all’ennesimo sito da bonificare e nulla più”, è l’allarme lanciato.

Gli obiettivi dello sciopero generale sono stati messi nero su bianco in una lettera inviata nelle scorse ore dal segretario Mega al Governo regionale guidato da Vito Bardi. Da un lato sostenere le categorie impegnate nelle vertenze per il rinnovo dei contratti scaduti, perché i salari, per la Cgil, si alzano prima di tutto con la contrattazione. Dall’altro aprire una vertenza diretta con il Governo nazionale per cambiare la manovra di Bilancio, declinando le richieste anche sul piano territoriale per la Basilicata.