A.Mittal: sindacati, ricorso a straordinario in presenza Cig

Esposto a direzione Inps presentato da Fiom, Fim e Uilm

 

Ancora scontri sulla cassa integrazione. Fim, Fiom e Uilm di Taranto hanno presentato un esposto alla direzione provinciale dell’Inps in merito alla riduzione del personale tecnologico, decisa da ArcelorMittal, che comporta “di fatto – sostengono i sindacati – una programmazione dello straordinario in presenza di cassa integrazione”. Secondo le sigle metalmeccaniche, “l’azienda ha introdotto la cassa integrazione per i lavoratori che attualmente lavorano presso impianti in marcia effettuando 21 turni settimanali per garantire una continuità produttiva.

 

Nello specifico, abbiamo riscontrato un ulteriore taglio degli organici tecnologici presso alcuni reparti che si aggiungono ad altri impianti dello stabilimento siderurgico”. Fim, Fiom e Uilm hanno constatato, “così come denunciato nei mesi scorsi, un aumento delle ore di straordinario in presenza dell’utilizzo dell’ammortizzatore sociale. I sindacati segnalano inoltre al Questore, all’Asl e ai sindaci di Taranto e Statte anche atti vandalici, furti e danneggiamenti alle auto degli operai in sosta nei parcheggi delle portinerie dello stabilimento tarantino.

 

“Nell’ultima settimana – riferiscono i sindacati – si sono verificati casi eclatanti, nello specifico un’auto incendiata alla portineria imprese e due auto vandalizzate nei pressi della portineria A”. I lavoratori, aggiungono le sigle metalmeccaniche, “sono stanchi dei continui rischi che sono costretti a subire quotidianamente mentre svolgono la propria attività in fabbrica. Siamo indignati dei continui slogan mediatici in cui sentiamo parlare di una fabbrica fiore all’occhiello tra le più importanti d’Italia e che in realtà – insistono – non è in grado di garantire nemmeno un posto auto dignitoso e sicuro per i propri dipendenti”. In una nota, il segretario generale aggiunto della Fim Cisl Taranto-Brindisi, Biagio Prisciano, sostiene che i sindacati da anni denunciano “questo scempio. A pagare non possono essere sempre i lavoratori”.