Filobus a Lecce, l’opposizione parte alla carica, il sindaco Poli, non rinunceremo a 118 milioni di euro
Il filobus della discordia tiene banco a Palazzo Carafa a Lecce: il centrosinistra leccese chiede a gran voce il referendum per scongiurare la prosecuzione di un’opera che, secondo la stessa opposizione, è impattante sull’ambiente ed inutile per la città. Se non sarà referendum scenderemo in piazza per una sommossa popolare. Questa la posizione di Antonio Rotundo, consigliere comunale del Pd ed ex deputato. Assieme a lui il comitato costituito ad hoc e tutto il centrosinistra. Ma per il sindaco Poli Bortone occorre fare i conti con due aspetti: il primo è di carattere giurisprudenziale, poichè, vi sono dei vizi di forma che andrebbero affrontati prima di parlare di referendum. Insomma occorre seguire le regole dettate dallo statuto e dal regolamento comunale.
Per il primo cittadino di Lecce Adriana Poli Bortone, “se il Partito democratico e i civici dell’area di sinistra preferiscono che la città rinunci a 118 milioni di euro – risorse destinate a soli 7 chilometri aggiuntivi di filobus, a due grandi parcheggi di interscambio, a una sede comunale per Sgm, a un’officina e a numerosi servizi per il trasporto pubblico – allora se ne assumano apertamente la responsabilità e dicano ai leccesi: “Noi vogliamo rinunciare a tutto questo.
Qualora si arrivasse a celebrare un referendum su una semplice richiesta di finanziamento e tale richiesta venisse respinta dal Ministero, il Pd e i suoi alleati dovrebbero assumersi anche la responsabilità di un possibile danno erariale, che ricadrebbe su tutti i consiglieri comunali. Le cose vanno dette per intero e con chiarezza. Ai cittadini non si possono mistificare le domande: il quesito referendario deve essere formulato in modo chiaro, specificando esattamente l’oggetto della consultazione. Non è consentito ingannare la volontà popolare. È quindi necessario parlare finalmente con trasparenza, perché di fronte a mistificazioni e a forme di protagonismo del tutto ingiustificate, anche la correttezza istituzionale rischia di essere messa a dura prova”.

