Il video “Come i gigli” porta la salute mentale alla Biennale Internazionale d’Arte di Bari 2020
L’esperienza del CSM di Gravina: un modo per aiutare gli utenti a “guardarsi” dentro e fuori. E la fotografia diventa terapeutica
La fotografia diventa terapia, e le storie racchiuse in scatti fotografici diventano un video. “Come i gigli” è il lavoro realizzato dal circolo “In Luce Stories” di Gravina in Puglia in concorso alla BIBART – Biennale Internazionale d’Arte di Bari 2020. Si tratta di storie che, come i gigli, possono fiorire tutto l’anno e dietro ogni storia c’è una persona, con il suo vissuto, fatto di sogni, gioie e difficoltà. Sfumature che toccano anche la salute mentale, la fragilità esistenziale su cui ruota il video. Si tratta di un percorso di un viaggio lungo e articolato costruito nel Centro di Salute Mentale di Gravina, d’intesa con il direttore dell’Area 2 e del Dipartimento di Salute Mentale ASL Bari, Domenico Semisa. “In Luce Stories” è anche e soprattutto il risultato del lavoro del Laboratorio permanente del Centro di Salute Mentale di Gravina, evoluto in circolo culturale per volontà degli stessi protagonisti, una ventina di utenti tra i 20 e i 50 anni desiderosi di poter disporre di un riferimento stabile e autonomo da affiancare al servizio pubblico. Con una propria pagina Facebook, alcuni short film realizzati assieme agli operatori del CSM e la fotografia per “guardarsi” dentro e fuori, raccontando se stessi e la propria terra sino ad allargare l’orizzonte ad una vera e propria attività di “riabilitazione territoriale”, perché ogni individuo modella il luogo in cui vive e ne è a sua volta modellato. La fotografia può quindi essere strumento di espressione, comunicazione e terapia. Un percorso di crescita che conduce all’approdo successivo, in cui la fotografia è occasione e mezzo per la narrazione di persone e luoghi del territorio.

