Matera, estorsione aggravata: un 40enne ai domiciliari, libertà vigilata per un 42enne

Le misure eseguite da Polizia di Stato e Carabinieri. Le accuse riguardano due episodi di presunta estorsione aggravata e continuata

Due uomini sono indagati a Matera per due ipotesi di estorsione aggravata e continuata. Per un 40enne sono stati disposti gli arresti domiciliari, per un 42enne la libertà vigilata. Le contestazioni sono ancora nella fase delle indagini preliminari. 

Nella mattinata del 29 settembre la Polizia di Stato e i Carabinieri hanno eseguito a Matera due ordinanze emesse dal gip del Tribunale su richiesta della Procura della Repubblica.

I provvedimenti riguardano due uomini indagati, in concorso, per due ipotesi di estorsione aggravata e continuata. Per il 40enne il gip ha disposto gli arresti domiciliari e il divieto di comunicare, tramite telefono, internet o altre persone, con soggetti diversi dai conviventi o da chi lo assiste.

Per il secondo indagato, 42 anni, è stata invece disposta la misura di sicurezza provvisoria della libertà vigilata. La decisione è stata assunta anche sulla base della documentazione medica e specialistica acquisita.

L’inchiesta nasce dalle denunce di due persone che hanno riferito di essere state sottoposte, in momenti e con modalità differenti, a ripetute richieste di denaro accompagnate da minacce. Secondo l’ipotesi accusatoria, gli indagati avrebbero agito in alcuni casi insieme e in altri separatamente, chiedendo denaro e, talvolta, l’acquisto o la cessione di beni.

Una delle vicende riguarda un uomo ultrasessantacinquenne e la sua famiglia. I fatti contestati si collocherebbero a Matera tra settembre 2024 e agosto 2025. Secondo la ricostruzione riportata nei provvedimenti, i due indagati avrebbero avanzato reiterate pretese economiche, con minacce rivolte anche ai familiari della persona offesa.

In alcuni episodi sarebbero stati mostrati un coltello e una pistola. Quest’ultima, secondo la contestazione, sarebbe stata utilizzata anche per esplodere un colpo in aria a scopo intimidatorio. Sarebbe stato inoltre richiamato il nome di un sedicente «don Vittorio», indicato come persona in grado di intervenire contro la vittima.

Le richieste avrebbero portato l’uomo a consegnare contanti, effettuare bonifici, emettere un assegno da 4.600 euro e acquistare gioielli, attrezzi da lavoro e altri beni. Le indagini si sono basate, tra l’altro, su dichiarazioni, messaggi e conversazioni, registrazioni, intercettazioni e accertamenti bancari.

Il procedimento è nella fase delle indagini preliminari. La Procura precisa che le contestazioni e le ricostruzioni hanno carattere provvisorio e che entrambi gli indagati devono considerarsi innocenti fino a un’eventuale sentenza irrevocabile di condanna.