Lacatena: a giudizio per falso, trovate tredici firme false

Il numero tredici, spesso associato alla sfortuna nella cultura popolare, rappresenta oggi per Stefano Lacatena ben più di una coincidenza simbolica: è infatti il numero delle firme ritenute irregolari al centro dell’indagine che lo vede imputato per falso ideologico.
Secondo la Procura di Bari sarebbero, infatti, tredici le sottoscrizioni irregolari relative alla presentazione delle liste per le elezioni comunali di Monopoli del maggio del 2023. L’accusa ipotizza che alcuni nominativi compaiano in più liste, configurando così il reato di doppia sottoscrizione.
Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Bari, Anna De Simone, ha disposto il rinvio a giudizio per Stefano Lacatena, ex delegato all’Urbanistica della giunta regionale pugliese, insieme a Angelo Papio, consigliere comunale d’opposizione, e Claudio Licci, candidato nelle file del Partito Democratico alle stesse elezioni.
L’accusa, formulata dal pubblico ministero Savina Toscani, contesta ai tre imputati di aver attestato falsamente, in qualità di pubblici ufficiali, l’autenticità delle firme di tredici cittadini di Monopoli, certificando la loro sottoscrizione e identificazione avvenute “in loro presenza”, circostanza che la Procura ritiene non corrispondente al vero.
La vicenda giudiziaria arriva in un momento particolarmente complesso per Lacatena. L’ex esponente del centrosinistra, recentemente escluso dalle liste elettorali per le prossime consultazioni, aveva dichiarato di non aver mai ricevuto avvisi di garanzia e aveva criticato pubblicamente l’ex sindaco di Bari, Antonio Decaro, per presunte pressioni politiche legate alla sua candidatura alle Regionali. L’inchiesta è nata da una segnalazione degli uffici comunali di Monopoli che hanno riscontrato alcune anomalie nella raccolta delle firme e sono oggi indicati come parte offesa nel procedimento.
Il processo si aprirà il 1° dicembre davanti al giudice monocratico del Tribunale penale di Bari. Per Lacatena e gli altri imputati, si apre ora una nuova fase, in cui il confronto non sarà più politico ma giudiziario e dove il peso di quel numero tredici dovrà essere chiarito in aula.