A Dio Papa Francesco

Alle 7.35 del Lunedì dell’Angelo, in una Roma ancora avvolta nel silenzio della Pasqua, si è spento Papa Francesco. Jorge Mario Bergoglio, l’uomo venuto dalla “fine del mondo”, ci lascia proprio nel cuore della primavera cristiana, nel giorno che celebra la vita dopo la morte. Un simbolo che non passa inosservato: lascia questo mondo a poche ore dall’anniversario della scomparsa di don Tonino Bello, vescovo degli ultimi, profeta di pace e fratellanza, a cui il Pontefice era profondamente legato.

Il Papa, il “Pellegrino della Misericordia”, si era spento nelle prime ore del mattino, nel cuore del suo Giubileo a 88 anni. Il suo ultimo respiro è stato come un sussurro consegnato a Dio, in una Roma percorsa da pellegrini venuti da ogni parte del mondo per rispondere al suo invito: “Siate pellegrini della speranza”.

Papa Francesco non è stato solo il Vescovo di Roma. È stato un padre per il mondo, una guida umile capace di accorciare le distanze tra il cielo e la terra. Dal primo “Buonasera” pronunciato il 13 marzo 2013, ha rivoluzionato l’immagine del Papato, portandola fuori dai palazzi, tra le periferie esistenziali e le strade polverose della gente comune.

In Puglia e Basilicata, il suo passaggio ha lasciato impronte profonde. Ultimo tra tutti, il viaggio del 14 giugno 2024 a Fasano per il G7 sull’intelligenza artificiale: mai prima d’ora un Papa aveva preso parte a un vertice politico di tale portata. Con la sua presenza, Francesco ha ricordato che anche nel futuro più tecnologico, l’uomo deve restare al centro. Anche la Basilicata ha incrociato il cammino del Santo Padre: nel 2024, i vescovi lucani lo incontrarono in Vaticano per affrontare insieme i nodi cruciali del Sud – emigrazione, giovani, lavoro – con il coraggio di chi crede in un futuro possibile.

Nel settembre 2022, il Santo Padre ha scelto Matera, “città dei Sassi”, per concludere il Congresso Eucaristico Nazionale, chiamando i fedeli a “ritrovare il gusto del pane”. E in un gesto silenzioso ma potente, ha visitato la Mensa della Fraternità “Don Giovanni Mele”, ribadendo che la vera Chiesa è accanto ai poveri.

A Bari, Francesco è tornato più volte. Il 23 febbraio 2020 ha riunito i vescovi del Mediterraneo per un incontro che ha tracciato nuove rotte di pace tra i popoli. Poi il 7 luglio 2018 Bari accolse il Papa nella Basilica di San Nicola per un incontro ecumenico con i patriarchi e i capi delle Chiese del Medio Oriente. E ancora nel 2018, tre visite in terra di Puglia: a San Giovanni Rotondo, a Bari e ad Alessano e Molfetta, luoghi cari a don Tonino Bello. Lì, pregando sulla sua tomba, Papa Francesco disse: “Don Tonino non è stato un vescovo con la mitra d’oro, ma un pastore con l’odore delle pecore.” Oggi, quelle parole sembrano un autoritratto.

Papa Francesco non ha mai semplicemente “visitato” il Mezzogiorno: lo ha amato, ascoltato, consolato.

Oggi il Sud Italia lo piange come un figlio piangerebbe il padre. Ma in questo Lunedì dell’Angelo, mentre il cuore della Cristianità si ferma, resta viva la sua eredità. Ieri la sua ultima benedizione Urbi et Orbi, durante la quale aveva inviato a una nuova tregua di tutte le guerra: “Nessuna pace è possibile senza un vero disarmo”.

E tutte le chiese d’Italia suonano le campane a lutto.