A.Mittal: chiesta nuova proroga della cassa integrazione per oltre 8mila dipendenti

 

Altri tre mesi di cassa integrazione per i lavoratori di ArcelorMittal. L’azienda ha informato i sindacati che a partire dal 16 novembre ci sarà la proroga degli ammortizzatori sociali per oltre 8mila dipendenti dello stabilimento di Taranto. La misura prevista è la cassa integrazione ordinaria guadagni per un periodo “presumibile”, sottolinea l’azienda, di 13 settimane. E nei prossimi giorni, come accaduto in altre occasioni, questo tipo di ammortizzatore sociale dovrebbe essere revocato e sostituito con la cassa integrazione Covid. Il direttore del personale di ArcelorMittal, Arturo Ferrucci, scrive che l’azienda si trova “nella condizione di dover procedere ad una riduzione della propria attività produttiva” a causa, aggiunge “dell’emergenza epidemiologica ancora in atto in tutto il territorio nazionale ed internazionale, i cui effetti continuano ad avere riflessi in termini di calo di commesse e ritiro degli ordini prodotti”. Ferrucci sottolinea che “il parziale blocco di parte delle attività produttive, manifatturiere, distributive e commerciali ha reso difficilissima la chiusura degli ordini e delle fatturazioni”. La decisione dell’azienda è stata comunicata ai sindacati Fim, Fiom, Uilm e Usb dell’ex Ilva in un incontro formale scandito dai numeri. Attualmente a Taranto ci sono già 3300 dipendenti in cassa integrazione ordinaria: erano 3580 nella settimana dal 5 all’11 ottobre. 


La Fim Cisl, presente al tavolo con il coordinatore di fabbrica Vincenzo La Neve, ha chiesto all’azienda l’integrazione salariale alla cassa integrazione ordinaria guadagni. Richiesta che, afferma il sindacato, non sarebbe stata accolta. Anche rispetto alle rotazioni bisettimanali nei vari reparti la Fim Cisl ha chiesto di aumentare la platea dei lavoratori coinvolti, in modo da alternare giornate di lavoro a giornate di cassa integrazione. E in ottica di contenimento del rischio contagi da coronavirus, a margine della riunione, La Neve ha sollecitato l’azienda ad attuare il percorso già concordato dei test sierologici sui dipendenti.