Matera. Vico Piave due anni dopo: uno squarcio profondo e ancora aperto

Palazzina Vico PiaveUno squarcio profondo e ancora aperto.

La tragedia di vico Piave, dopo due anni, è ancora esattamente questo, che si parli della realtà, anche dei luoghi, o che si tratti di metafora.

Lo è per il dolore che non smette di togliere il respiro ai familiari delle due vittime, la giovane Antonella Favale e Nicola Oreste, ma anche per lo sgomento che ancora oggi serpeggia nella comunità materana, che quell’11 gennaio del 2013, intorno alle 7.30, prima sussultò per il boato provocato dal crollo delle estremità di due palazzine, poi per l’incedere delle sirene dei soccorsi.

Lo dimostrano il passaparola e le condivisioni sui social network: si invoca giustizia per chi c’è ancora ed ha perso la casa ma soprattutto per chi non c’è più perché ha perso la vita, portandosi via quasi del tutto anche quella dei propri cari scampati alla tragedia.

Matera non dimentica e fa bene, perché vico Piave, oltre la cronaca, resta l’emblema della leggerezza che troppo spesso caratterizza l’operato pubblico e privato, quella stessa che diviene rimorso solo quando succede l’irrimediabile, l’ineluttabile.

Tra qualche tempo quelle macerie ancora evidenti in vico Piave saranno rimosse ma c’è da sperare che, al contempo, il peso di quei macigni ricada su chi ha responsabilità reali e certe nella tragedia e che, consci di ciò, coloro che ancora oggi tremano per quanto accaduto possano provare a ricominciare ad avere una vita normale. Almeno provarci.