Chiusura dell’area a caldo e quasi 1.000 ettari per i nuovi investimenti: la scommessa su Taranto

Un nuovo assetto produttivo, quasi mille ettari pronti a cambiare pelle e un commissario straordinario all’orizzonte per tagliare la burocrazia. È la strategia del Governo per il rilancio di Taranto, emersa durante la seconda giornata del Tavolo permanente presieduto al Mimit dal ministro Adolfo Urso. Dopo i sindacati, il confronto si estende a Confindustria, ai colossi siderurgici e alle imprese dell’indotto per delineare un “Piano Straordinario” condiviso. Il cuore della svolta risiede nella riconversione dei suoli: circa 970 ettari complessivi verranno liberati e destinati a nuovi investimenti. Per snellire le autorizzazioni, l’esecutivo valuta la nomina di un commissario dedicato, ricalcando le procedure d’urgenza già adottate per i grandi cantieri strategici.
Sullo sfondo resta però il nodo dell’ex ILVA. Il Governo ha preso atto della sentenza della Corte d’Appello di Milano, che impone la chiusura dell’area a caldo entro 90 giorni. Una decisione già inserita nella data room della gara d’appalto per i nuovi acquirenti. Di fronte al nuovo scenario, il gruppo Jindal ha già riassestato la propria offerta sull’intero perimetro aziendale, ora al vaglio dei commissari straordinari. Taranto si avvia così a una complessa transizione: tra la fine di un’epoca industriale e la scommessa su un nuovo modello di sviluppo.