Coldiretti Basilicata: rincari fino a 3.600 euro per le aziende agricole lucane causa crisi Iran
Guerra in Iran, stangata sull’agricoltura lucana. A denunciarlo la Coldiretti. Fino a 3.600 euro di rincari per azienda.
La guerra in Iran e le tensioni internazionali sui mercati energetici iniziano a presentare il conto anche all’agricoltura lucana. A lanciare l’allarme è Coldiretti Basilicata, che denuncia un forte aumento dei costi di produzione per le aziende agricole e zootecniche della regione, schiacciate dall’impennata di carburanti, fertilizzanti e mangimi.
Secondo l’analisi del Centro Studi Divulga, nei primi due mesi di conflitto gli allevatori hanno subito rincari fino a 3.600 euro per azienda. Una crescita che rischia di aggravarsi ulteriormente se la crisi geopolitica dovesse protrarsi nei prossimi mesi.
A pesare soprattutto è il caro energia. Il gasolio agricolo, dopo una breve flessione, è tornato a salire fino a 1,42 euro al litro, contro gli 85 centesimi registrati a inizio anno. Un aumento che colpisce in maniera diretta le attività quotidiane delle aziende agricole: dai trattori ai sollevatori telescopici, fino alle pale meccaniche utilizzate per la movimentazione di foraggi, letame e mangimi.
Ma non è solo il carburante a mettere in difficoltà il comparto. Coldiretti segnala anche un forte incremento dei costi dell’alimentazione animale e delle coltivazioni cerealicole, con una stima fino a 200 euro in più per ettaro per mais e altri cereali. In aumento anche i fertilizzanti, il cui rincaro si riflette inevitabilmente sull’intera filiera zootecnica.
Nel dettaglio, i rincari aggiuntivi stimati dal Centro Studi Divulga vanno dai 40 centesimi a tonnellata per il latte bovino fino ai 95 euro a tonnellata per il latte ovino. Un quadro che, secondo l’organizzazione agricola, potrebbe trasformarsi in una vera emergenza economica per le aziende più strutturate qualora il conflitto non trovasse rapidamente una soluzione diplomatica.
Di fronte a questo scenario, Coldiretti Basilicata rilancia la necessità di accelerare sulla transizione ecologica e sulla riduzione della dipendenza energetica dall’estero. Tra le soluzioni indicate c’è il digestato, sottoprodotto derivante dalla produzione di biogas ottenuto da biomasse agricole e liquami, utilizzato come biofertilizzante naturale capace di restituire nutrienti al terreno riducendo il ricorso ai concimi chimici.
L’organizzazione agricola chiede da tempo all’Unione Europea di incentivare maggiormente l’utilizzo di questi strumenti sostenibili, considerati strategici sia sul piano ambientale sia su quello economico. Tra le alternative “green” indicate figura anche l’acido pelargonico, definito il primo erbicida naturale in grado di contrastare le infestanti senza compromettere ecosistema, biodiversità e qualità del suolo. Il prodotto, già sviluppato con esperienze d’eccellenza in Sardegna, è biodegradabile e privo di effetti residuali, rappresentando secondo Coldiretti una possibile alternativa sostenibile al glifosato.
Il timore del mondo agricolo lucano è che l’instabilità internazionale possa tradursi in una crisi strutturale per un settore già provato da rincari, cambiamenti climatici e margini sempre più ridotti.

