Ilva, ministero Ambiente: “Valutazione danno sanitario spetta alla Regione”
La valutazione del danno sanitario provocato dall’Ilva, ed il monitoraggio, sono compito della Regione Puglia. Così il ministero dell’Ambiente dopo le contestazioni alle parole di Gian Luca Galletti: “Negli ultimi 4 anni – ha detto nei giorni scorsi – la qualità dell’aria di Taranto è stata in linea con i parametri fissati dalla legge per la protezione della salute e dell’ambiente, con una tendenza ad un progressivo ulteriore miglioramento”. Dichiarazione che per la Regione cela troppe anomalie individuate dal direttore del Dipartimento mobilità, qualità urbana, opere pubbliche, ecologia e paesaggio della Regione, Barbara Valenzano. Sintetizzando, innanzitutto i dati cui ha fatto riferimento Galletti provengono da “centraline adatte a rilevamenti di emissioni del traffico stradale e non dell’ industria”. Secondo: le soglie utilizzate dagli organi di controllo per giudicare la qualità dell’aria di Taranto “non coincidono con quelle definite dall’Oms (l’agenzia speciale dell’Onu per la salute) quali soglie di sicurezza sanitaria. Terzo: il Pm10 analizzato nell’area industriale del Comune di Taranto ha mostrato un impatto sanitario in termini di mortalità che è 2,2 volte superiore al Pm10 da traffico rilevato in altre città”.
Il ministero passa la palla agli uffici della Regione “che già dispongono – si legge in una nota – di tutti i dati di monitoraggio della qualità dell’aria, tra cui quelli dell’Ispra riferiti all’interno dello stabilimento. Spetta agli stessi Uffici regionali – prosegue il ministero, il quale al momento non riconosce criticità – il posizionamento della rete di monitoraggio della qualità dell’aria al di fuori dei confini degli stabilimenti soggetti ad Aia nazionale, come l’Ilva, secondo quanto previsto dal decreto legislativo 155 del 2010″.
Intanto sulla trattaiva Ilva interviene l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti: “è l’unico caso in cui un governo fa una gara, partecipa con la Cdp e perde perché la dà agli indiani, che non comprano l’azienda ma comprano il mercato per produrre dove vogliono”. Concorda Maurizio Landini: “abbiamo chiesto che Cdp entri nella nuova società perché così ci sia un minimo di controllo pubblico”.

