Economia: le occasioni perdute della regione
La Basilicata descritta da Robert Putnam 24 anni dopo. Cosa è rimasto di quella regione piccola e negletta che molti volevano cancellare dalla carta geografica del Paese? Sostanzialmente tutto, forse qualche punto in meno. Sì perchè non è un bel dire che la Basilicata conserva intatte le sue opportunità di crescita e di sviluppo dopo che dall’analisi del 1987 è trascorso all’incirca un quarto di secolo. Vuol dire che si è fatto poco, anzi pochissimo per assecondare quel salto di qualità che in molti attendevano. Da quando Putnam tracciò i capisaldi di quelli che potevano trasformarsi in opportunità di rilancio economico e sociale sono intervenute altre emergenze qualitativamente positive e buone da cavalcare. Per esempio la nascita del grande stabilimento della Fiat a San Nicola di Melfi, il boom del manifatturiero con il suo punto di forza nel mobile imbottito nel Materano, la constatazione che ampi territori lucani galleggiavano sul petrolio. Purtroppo è accaduto ben poco di positivo perchè lo stabilimento automobilistico è rimasto una cattedrale nel deserto non avendo originato null’altro di aggiuntivo sul piano industriale, il salotto si è sgonfiato e poi seduto, il petrolio un’occasione senza prospettive, con danni all’ambiente e un utilizzo improvvido delle royalties, il grande serbatoio idrico lucano mal considerato e saccheggiato. Inoltre, si è registrato il tracollo dell’area industriale basentana, l’agricoltura non è riuscita a dispiegare tutte le sue enormi potenzialità, così come il turismo. La viabilità, a ben vedere, è rimasta più o meno la stessa, i collegamenti ferroviari sono rimasti gli stessi, Matera continua ad essere l’unico capoluogo d’Italia a non avere un treno decente, quella pista Mattei di Pisticci scalo, possibile primo aeroporto lucano di terzo livello, è ancora nel limbo delle buone intenzioni. E, intanto, crescono disoccupazione, cassintegrazione ed emigrazione. I giovani se ne vanno, la Basilicata vede impoverire la sua popolazione. Nonostante tutto questo, si continua a parlare di possibilità di crescita e di sviluppo ancora intatte. Forse è così, al momento tuttavia il quadro che emerge è a fosche tinte. Un quarto di secolo dopo una regione che doveva e poteva correre è ancora ferma e chi dice che il suo cammino non è ancora finito farebbe bene a ricredersi e a dire con un po’ di onestà che purtroppo non è ancora cominciato.

