Crac Divina Provvidenza di Bisceglie, 13 anni dopo gli imputati sono stati assolti
Si chiude, dopo tredici anni, uno dei casi giudiziari più rilevanti della sanità privata del Mezzogiorno. La Corte di Appello di Bari ha assolto quasi tutti gli imputati nel processo per il crac da 500 milioni di euro della Casa della Divina Provvidenza, dichiarato nel 2013.
Tra gli assolti figura anche l’ex senatore di Forza Italia Antonio Azzolini, che in primo grado era stato condannato a un anno e tre mesi (pena sospesa) per concorso in bancarotta semplice, reato poi prescritto. La Corte ha inoltre prosciolto suor Assunta Puzzello, già alla guida della Casa di Procura dell’Istituto Ancelle della Divina Provvidenza, precedentemente condannata a sette anni per bancarotta fraudolenta, documentale e per distrazione. Per lei, così come per altri imputati, i giudici hanno stabilito che “i fatti non sussistono o non costituiscono reato”.
Assolti anche gli amministratori e consulenti coinvolti: Antonio Battiante, Dario Rizzi, Antonio Albano, Giuseppe D’Alessandro e Rocco Di Terlizzi, insieme alla dipendente della Cdp di Foggia Adrijana Vasiljevic e al commercialista barese Augusto Toscani.
Tuttavia, la Corte ha confermato una condanna limitata proprio per Rizzi e Vasiljevic, fissata a due anni di reclusione per un capo specifico legato a bancarotta fraudolenta patrimoniale, assolvendo però entrambi da tutte le altre accuse. In primo grado Rizzi era stato condannato a sei anni, mentre Vasiljevic a due anni e quattro mesi.
I giudici hanno inoltre disposto il dissequestro e la restituzione dei beni precedentemente sequestrati in favore della Congregazione Ancelle della Divina Provvidenza, attualmente in amministrazione straordinaria.
La sentenza d’appello ridisegna dunque in maniera sostanziale il quadro giudiziario di una vicenda che per oltre un decennio ha segnato profondamente il territorio pugliese, tra inchieste, fallimenti e ripercussioni sul sistema sanitario e occupazionale.

