Puglia e Basilicata nella morsa dell’afa: mari troppo caldi frenano l’effetto del Maestrale

Un’ondata di afa soffocante stringe la Puglia e la Basilicata da giorni, con tassi di umidità che sfiorano il novanta per cento. Eppure, la ventilazione è girata dai quadranti nord-occidentali. Com’è possibile che il Maestrale, da sempre sinonimo di frescura, questa volta non funzioni?
Il paradosso è solo apparente. Il vento muove l’atmosfera, ma non basta a cancellare il caldo accumulato nelle ultime settimane. Il vero responsabile è il mare. Adriatico e Jonio sono letteralmente bollenti, con temperature superficiali record che hanno sfiorato i trentun gradi. Una gigantesca riserva di calore che continua a rilasciare vapore acqueo nei bassi strati. È questo a creare l’effetto cappa: l’aria è già satura, il sudore non evapora e il corpo percepisce temperature molto più alte di quelle reali. La situazione peggiora nelle aree urbane, dove si soffre anche di notte. Cemento e asfalto restituiscono il calore accumulato di giorno, alimentando il fenomeno dell’isola di calore.Il Maestrale, insomma, riesce solo a increspare il mare e ad arieggiare le coste, ma il ricambio d’aria resta parziale. Per liberarsi davvero da questa morsa serve una svolta radicale, un cambio netto della massa d’aria che non arriverà prima della metà di settembre. Fino ad allora, bisognerà convivere con questo paradosso di fine estate.