Altamura racconta l’emigrazione, due mostre allestite dall’associazione Campo 65
La memoria non resta chiusa negli archivi, ma attraversa un secolo di fughe, approdi, silenzi e rinascite. Due mostre – “Radici in movimento” e “Archeologia a Campo 65” sono allestite ad Altamura unite da un filo rosso: l’emigrazione dei popoli, figlia di guerre e miseria, ma anche generatrice di incontri e trasformazioni.
Altamura, terra antica e resistente, si racconta così come crocevia. Non solo luogo geografico, ma approdo, transito, possibilità.
Fino al 29 marzo a Palazzo Baldassarre è visitabile “Archeologia a Campo 65”.
Le tracce, oggetti, resti, frammenti di vita quotidiana parlano di chi è passato da Altamura, nel più grande campo per prigionieri di guerra costruito in Italia durante la Seconda guerra mondiale, portando con sé una valigia, una fotografia, una lingua diversa.
L’archeologia del Novecento diventa così uno strumento civile. Ogni oggetto recuperato non è soltanto un reperto: è prova concreta di un passaggio umano. Di un’attesa. Di un nuovo inizio.
Fino al 15 marzo, è visitabile all’Ex Conservatorio Santa Croce,“Radici in movimento: Profughi, rifugiati e migranti nel loro incontro con Altamura”.
Si prosegue con i profughi del secondo dopoguerra accolti nel Centro Raccolta dell’ex Campo 65. Si arriva agli anni ’90, alle navi cariche di speranza provenienti dall’Albania, dall’Europa orientale e dall’Africa. Un secolo di umanità in cammino.
La sezione storica si snoda in 14 pannelli che legano documenti, fotografie d’epoca e testimonianze ai ritratti intensi, diretti, senza filtri di donne e uomini che oggi condividono le strade, i mercati, le scuole. Vengono da mondi lontani, ma abitano ad Altamura. I loro sguardi si sfiorano ogni giorno.

