Funerali Lorena Isceri, Squinzano si ferma tra lacrime e nastri rossi: “L’amore non è possesso”
Centinaia di persone ai funerali nella chiesa Maria Regina, decine di sindaci con le fasce tricolori e nastri rossi per dire no alla violenza sulle donne
Un silenzio surreale, rotto solo dall’abbraccio di un’intera comunità. Squinzano ha dato l’ultimo saluto a Lorena Isceri, la quarantacinquenne uccisa dall’ex compagno. Centinaia di persone hanno riempito la chiesa e il piazzale, insieme a decine di sindaci arrivati da tutto il Salento.
C’è un orsetto bianco stretto tra le mani. Un orsetto compagno di giochi. Compagno nei giorni di serenità. Quell’orsetto bianco era di Lorena uccisa dal suo compagno qualche giorno fa a Firenze. Quell’orsetto è il legame indissolubile di una mamma che non vuole dire addio a sua figlia. Un dolore che non si può spiegare. Di fronte a tragedie del genere si resta inermi. Oggi la comunità di Squinzano dove Lorena Isceri era nata e cresciuta e dove tornava quando poteva, si è stretta attorno alla famiglia.
Commozione ma anche tanta compostezza. Una bara bianca e sopra un mazzo di anturium rossi. Un silenzio che fa rumore, quasi spaventoso. Squinzano si è fermata, immobile, per riprendersi Lorena. La chiesa Maria Regina dove Lorena è stata battezzata era troppo piccola per contenere il dolore di un intero paese: la gente è rimasta fuori, sotto il sole, a sguardi bassi, legata a quel maxischermo come a voler spingere la propria presenza fin dentro all’altare. I sindaci arrivati da tutto il Salento, con le loro fasce tricolori, sembravano padri e fratelli feriti. Ovunque, un tocco di rosso: sui vestiti, sui pali della luce, tra le mani dei ragazzi. Il colore di una rabbia composta, ma disperata, per una vita strappata via troppo presto.Quando la bara ha varcato la soglia della chiesa, la piazza si è sciolta in un applauso lungo, infinito, quasi a voler accompagnare il suo viaggio. Centinaia di palloncini bianchi e rossi si sono alzati nel cielo di Squinzano. Papà Franco ha abbraccio la bara. Quasi a non volerla lasciare andare. Poi il pianto. Le lacrime dietro quegli occhiali da sole scuri. Ciao Lorena.

