UniBa chiede il rilascio del docente Ahmed Shihab-Eldin detenuto in Kuwait

L’ateneo esprime solidarietà al giornalista e richiama il rispetto dei diritti sanciti dall’Onu

L’Università degli Studi di Bari Aldo Moro prende posizione sul caso del docente a contratto Ahmed Shihab-Eldin, detenuto da oltre un mese in Kuwait per presunte violazioni legate alla sicurezza nazionale.

L’Università degli Studi di Bari Aldo Moro ha espresso solidarietà al giornalista kuwaitiano Ahmed Shihab-Eldin, docente a contratto del Corso di laurea in Decision Science dell’ateneo barese, detenuto da oltre un mese in Kuwait per la presunta “diffusione di informazioni malevole online” e per un presunto “danno alla sicurezza nazionale”.

In una nota, l’Università richiama il diritto fondamentale a non subire molestie per le proprie opinioni e alla libertà di espressione, sancito dall’articolo 19 del Patto sui diritti civili e politici delle Nazioni Unite, di cui il Kuwait è parte. L’ateneo ricorda inoltre che ogni persona accusata penalmente ha diritto a essere condotta al più presto davanti a un’autorità giudiziaria indipendente, a essere giudicata entro un termine ragionevole e a ricorrere a un tribunale che decida senza indugio sulla legalità della detenzione, come previsto dall’articolo 9 dello stesso Patto.

L’Università degli Studi di Bari chiede quindi che Ahmed Shihab-Eldin sia prontamente rilasciato e auspica che il procedimento volto a verificare la fondatezza delle accuse si svolga in tempi brevi e nel pieno rispetto del diritto a un giusto processo.

“Chiediamo al governo italiano di fare tutto il possibile per far luce sulla vicenda, nel rispetto delle leggi e della giustizia internazionali. L’informazione e il giornalismo indipendente sono sotto attacco da troppo tempo nel silenzio generale: dobbiamo evitare a tutti i costi che il nome di Ahmed Shihab-Eldin si aggiunga a quelli delle centinaia di giornalisti uccisi nei due anni di guerra in Palestina”. E’ quanto dichiara il sindaco di Bari Vito Leccese, che “condivide l’allarme lanciato dal Committee to protect journalists sul caso di Ahmed Shihab-Eldin, giornalista e documentarista palestinese pluriremiato, oggi docente dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, detenuto da più di un mese in Kuwait per accuse non meglio specificate”. Il sindaco si “associa all’appello di UniBa per la sua liberazione”.
“In un momento storico segnato da continue violazioni di diritti che credevamo inalienabili – prosegue – l’impegno riconosciuto di Ahmed Shihab-Eldin per l’informazione e il diritto di cronaca, specie sulla questione palestinese e iraniana, rischia di essere assimilato a un crimine”. “Da quasi due anni – conclude – assistiamo a un’escalation di violenze e abusi commessi in spregio delle libertà fondamentali di ogni individuo: quello di Shihab-Eldin sembra l’ennesimo caso di una voce scomoda che si vuole mettere a tacere”.

“La Regione Puglia segue con apprensione l’evolversi della vicenda di Ahmed Shihab-Eldin, stimato giornalista, documentarista e docente presso l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro. Da sempre schierata a difesa dei diritti civili e della libertà individuale, la nostra istituzione accoglie e rilancia l’appello del Committee to Protect Journalists (Cpj) per l’immediata liberazione del cronista, detenuto in Kuwait dal 2 marzo scorso con accuse legate al suo lavoro d’informazione. In un’epoca segnata da crescenti derive autoritarie, il diritto-dovere di cronaca deve essere tutelato con fermezza da ogni Paese democratico. Sollecitiamo pertanto le autorità competenti a richiedere in maniera compatta la garanzia del rispetto dei diritti fondamentali per il professor Shihab-Eldin”. Lo dichiara in una nota il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro.
“La vicenda di Ahmed Shihab-Eldin – aggiunge l’assessora alla Cultura e Conoscenza Silvia Miglietta – ci tocca da vicino, visto il legame del giornalista con la Puglia e con l’Università di Bari. Parliamo di un professionista riconosciuto a livello internazionale che viene privato della libertà personale sulla base di accuse opache e generiche, giustificate in nome della sicurezza nazionale ma utilizzate, in verità, per limitare il lavoro giornalistico ed estendere gli spazi della censura”. “Le nostre istituzioni – conclude – non possono restare indifferenti di fronte a queste dinamiche. Per questo, chiediamo con forza che siano garantiti a Shihab-Eldin il rispetto dei diritti fondamentali e un pronto ritorno alla libertà”.