Bari, svolta nell’omicidio del fisioterapista Di Giacomo: arrestato a Canosa il 59enne Salvatore Vassalli

Svolta nelle indagini per l’omicidio di Mauro Di Giacomo, il fisioterapista 63enne freddato a colpi di pistola lo scorso 18 dicembre sotto la sua abitazione del quartiere Poggiofranco di Bari. Gli agenti di polizia hanno arrestato a Canosa l’uomo ritenuto il presunto killer: si tratta del 59enne Salvatore Vassalli, che avrebbe agito per vendetta personale in relazione ad un contenzioso civile

Una Hyunday modello I10 che si ferma, di lunedì sera, nonostante il semaforo verde, all’incrocio tra via Madre Teresa di Calcutta, via Escrivà e via Camillo Rosalba, nel quartiere Poggiofranco di Bari. Un tentennamento sospetto, la ripartenza allo scattare del rosso e un breve tratto in controsenso, prima di imboccare la giusta strada verso la tangenziale. È stato questo indizio, immortalato dalle telecamere di videosorveglianza, a spianare la strada alle indagini sul caso della morte del fisioterapista 63enne Mauro di Giacomo, freddato da 5 colpi di pistola la sera del 18 dicembre scorso sotto la sua abitazione di via Tauro a Bari. Un’automobile con soli due numeri di targa visibili, risultata poi nella disponibilità di Salvatore Vassalli, 59enne di Canosa di Puglia, padre di una paziente del Di Giacomo, una trentenne con cui il professionista aveva in corso una causa civile a partire dal 2020: la donna, affetta da paresi congenita ad una spalla, accusava il fisioterapista di aver aggravato la sua condizione fisica a seguito di una manovra scorretta effettuata nel corso di un unico trattamento praticato nel 2019. Un contenzioso nell’ambito del quale Di Giacomo respingeva ogni responsabilità e che sarebbe alla base di quello che, secondo gli inquirenti, sarebbe un vero e proprio caso di vendetta personale e di giustizia fai da te.

L’uomo sarebbe stato inchiodato dall’analisi delle celle telefoniche che lo hanno collocato nei pressi dell’abitazione della vittima il giorno del delitto ma anche durante una domenica sera di febbraio del 2023, giorno in cui si presuppone che l’omicida abbia fatto un primo sopralluogo per verificare l’indirizzo di abitazione della sua vittima. Il 18 dicembre, poi, l’attesa sotto casa, la colluttazione, poi gli spari: ora, a distanza di 6 mesi da allora, l’arresto.