Bari, la Procura prosegue le indagini sui vertici della Banca Popolare: tra le accuse truffa e associazione per delinquere

Tra gli indagati il presidente Marco Jacobini e i due figli: l’ipotesi è di aver agevolato alcuni grossi clienti a discapito dei piccoli azionisti

Irregolarità nei bilanci e disparità nel trattamento dei soci. Queste le accuse nei confronti dei vertici della Banca Popolare di Bari dal parte dei pm della procura del capoluogo, che hanno notificato ai sei indagati l’avviso di proroga di sei mesi delle indagini. La vicenda all’attenzione dei pm riguarda presunte irregolarità nascoste nei bilanci dell’istituto di credito svelate ai magistrati da un funzionario incaricato di mettere a posto le carte nell’ufficio rischi.

Il dipendente avrebbe evidenziato ai vertici della banca le irregolarità emerse durante la sua attività, ma queste sue segnalazioni non sarebbero state gradite dai vertici della banca, al punto che il funzionario sarebbe stato mobbizzato e licenziato. Sulla Banca popolare di Bari la Procura ha in corso un’altra indagine che riguarda criteri e metodi con cui la BpB ha gestito gli ordini di vendita delle azioni da parte di alcuni soci prima che queste venissero deprezzate. Questo, sostiene la Procura, per agevolare alcuni grossi azionisti. Gli ordini di vendita dei titoli sarebbero stati inseriti manualmente senza rispettare l’ordine cronologico e violando così il principio della parità di trattamento dei soci, a danno dei piccoli azionisti.

I reati contestati sono associazione per delinquere, truffa, ostacolo all’attività della Banca d’Italia e false dichiarazioni nel prospetto informativo depositato alla Consip, per il periodo 2013-2016 quando la BpB acquistò la Cassa risparmio di Teramo.

Sei gli indagati: il presidente Marco Jacobini, l’allora direttore generale Vincenzo De Bustis, ex amministratore delegato di Mps e Deutsche Bank Italia, i due figli di Jacobini, Gianluca e Luigi (rispettivamente condirettore generale e vice), il responsabile della linea contabilità e bilancio della popolare Elia Circelli, il dirigente dell’ufficio rischi Antonio Zullo. “Le dichiarazioni rancorose di un dipendente licenziato per giusta causa è bene che siano oggetto di ogni approfondimento da parte della Procura, per consentire poi alla Banca Popolare di Bari di agire nei confronti dell’autore”, replica Banca Popolare con una nota.

“Sia chiaro: per la Banca contano solo i fatti, gli atti, i numeri, la trasparenza delle procedure e, di conseguenza, la fiducia dei soci e dei clienti. E’ così fortemente auspicabile che gli accertamenti (a cui vi è ampia disponibilità a cooperare) siano rapidi, per sostituire al clamore mediatico, la certezza della correttezza dei comportamenti tenuti”.