Olio, produzione in forte ripresa in Basilicata nel 2025: +37%. Ma gli olivicoltori chiedono più tutele

Un’annata eccezionale dal punto di vista produttivo, ma carica di incognite sul fronte economico e commerciale. Nel 2025 la produzione olivicola lucana registra un aumento del 37% rispetto all’anno precedente, segnando una netta inversione di tendenza dopo stagioni difficili, condizionate da siccità, fitopatie e costi di produzione crescenti.

Il dato, accolto con soddisfazione lungo tutta la filiera, non basta però a rassicurare gli olivicoltori, che tornano a chiedere interventi strutturali e maggiori tutele. A preoccupare sono soprattutto i possibili dazi sulle esportazioni e alcuni accordi commerciali internazionali giudicati penalizzanti, che rischiano di comprimere i prezzi all’origine e ridurre la competitività del prodotto nazionale.

Secondo le associazioni di categoria, l’aumento dei volumi non si traduce automaticamente in redditività. «Senza garanzie sul prezzo e senza strumenti di difesa del mercato – spiegano i produttori – anche un’annata abbondante può trasformarsi in un problema». Il timore è che l’ingresso di oli a basso costo, favorito da intese commerciali poco equilibrate, finisca per svalutare l’olio extravergine italiano, frutto di standard qualitativi elevati e costi di produzione superiori.

Sul tavolo restano anche le richieste di un rafforzamento delle misure di sostegno, dalla lotta alle pratiche sleali alla promozione dell’origine in etichetta, fino a politiche più incisive a livello di Unione Europea. Un confronto che coinvolge istituzioni e governo nazionale, chiamati a difendere un comparto strategico per l’agricoltura e l’identità alimentare del Paese.

In un contesto globale sempre più instabile, il messaggio degli olivicoltori è chiaro: la crescita produttiva da sola non basta. Senza regole e tutele adeguate, il rischio è che il successo nei campi non trovi riscontro nei bilanci delle aziende.