Effetto coronavirus sull’economia: rischi anche per Fca ed Arcelor Mittal

Colpisce anche il settore dell’automobile, il coronavisrus. Nel giro di 15 giorni infatti potrebbe chiudere una sede di Fca. L’azienda “continua a monitorare la sua catena di fornitura globale in relazione allo scoppio del coronavirus in Cina. Non vi è alcun impatto immediato sul Gruppo – ma – Se la situazione continuasse a peggiorare, l’azienda ha identificato il rischio potenziale, entro le prossime due o quattro settimane, per un impianto di produzione in Europa. Il Gruppo continuerà a monitorare la situazione e continuerà a sviluppare piani di emergenza per supportare la sua produzione globale”. E’ il bollettino fornito dal portavoce questa mattina, a commento delle notizie emerse sulla stampa internazionale. Sul Financial times, le dichiarazioni dell’amministratore delegato Mike Manley e del direttore finanziario, Richard Palemer, riprese dalla stampa italiana. Delle ricadute economiche del coronavirus ne hanno parlato alla conference call sul 2019 (“un anno storico” è stato detto, che ha visto la fusione con Pegeout), assieme all’altro tema, dell’accordo chiuso con l’Agenzia delle entrate e che prevede l’aumento dell’imponibile di due miliardi e mezzo compensato dalle perdite fiscali fuori dal bilancio.

L’altra grande industria che potrebbe subire l’effetto coronavisrus, presente alla conference call sui conti, è Arcelor Mittal, proprietà dell’ex Ilva di Taranto. “E’ presto per vedere l’impatto, ma certamente peserà sull’attività industriale nel primo trimestre dell’anno”. Così Aditya Mittal, presidente e direttore finanziario di Arcelor Mittal il quale comunque si “aspetta un rimbalzo nella seconda metà dell’anno” e sottolinea che “in Cina abbiamo un piano robusto per il 2020” e che le operazioni del gruppo vanno avanti.

C’è infine il fronte turistico. Confturismo stima, guardando anche ai prossimi mesi, oltre 200 milioni di danni, di cui il 50% solo tra Roma, Firenze e Venezia.