Tensione al CPR di Palazzo San Gervasio: aggressione a un’infermiera
Venerdì pomeriggio, il Centro di Permanenza per i Rimpatri (Cpr) di Palazzo San Gervasio è stato teatro di attimi di grande tensione. Un’unità del 118, proveniente da Genzano, è stata chiamata a intervenire a seguito di una segnalazione che indicava un tentativo di suicidio da parte di un ospite. Al momento dell’arrivo, l’infermiera si è trovata a fronteggiare una situazione drammatica, con almeno tre individui in evidente stato di agitazione psicomotoria.
Domenico Pace, rappresentante della segreteria aziendale Uil Fpl dell’Asp, ha denunciato l’aggressione subita dalla professionista, che ha riportato minacce verbali gravi, inclusa una minaccia di morte, insieme a intimidazioni fisiche da parte di alcuni ospiti. Questo episodio solleva interrogativi inquietanti riguardo alla sicurezza degli operatori sanitari impegnati in contesti così rischiosi, privi di adeguate misure di protezione.
Nei giorni precedenti, la Consulta aveva già richiamato l’attenzione del governo sull’urgenza di colmare il vuoto legislativo riguardante la gestione dei Cpr, evidenziando che i lavoratori del settore sanitario non possono continuare a operare in tali condizioni senza un supporto adeguato. Gli operatori sanitari, in particolare le donne, si trovano spesso a dover affrontare aggressioni mentre svolgono le loro mansioni, un fenomeno che richiede un intervento immediato delle autorità competenti.
L’episodio di venerdì è solo l’ultimo di una serie di aggressioni che mettono in luce le difficoltà operative all’interno delle strutture di accoglienza, frequentemente descritte come veri e propri “lager” che necessitano di una riforma urgente. La situazione nei Cpr continua a sollevare forti preoccupazioni, rendendo indispensabile una revisione delle politiche di gestione dei migranti e delle misure di sicurezza per il personale operante in tali ambienti.

