In consiglio regionale di Basilicata, bocciata la mozione di sfiducia a Bardi
Con dieci voti contro e nove favorevoli, non è stata approvata la mozione di sfiducia nei confronti del presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi presentata dall’opposizione, durante quella che possiamo senz’altro definire la più accesa e partecipata seduta dell’assise regionale di questa undicesima legislatura.
La mozione, la seconda nei confronti di Bardi nell’ultimo anno, è stata presentata dai consiglieri di Italia viva, Luca Braia e Mario Polese, e poi modificata e sottoscritta da altri otto consiglieri regionali di opposizione, ovvero il dem Roberto Cifarelli, Carlo Trerotola, Marcello Pittella, i due grillini Giovanni Perrino e Gianni Leggieri, nonché, Carmela Carlucci, non più tra gli scranni di viale Verrastro, dopo la sentenza del Consiglio di Stato che ha assegnato il terzo seggio del Movimento cinque stelle a Gino Giorgetti, oggi passato al gruppo misto, raggruppamento che accoglie anche altri due firmatari della mozione, i due ex leghisti Massimo Zullino e Giovanni Vizziello.
Il dibattito, che ha visto intervenire quasi tutti i consiglieri presenti, una rarità nelle riunioni degli ultimi anni, è stato aperto dal renziano Polese e, come da accordi da riunione dei capigruppo, ha visto alternarsi negli interventi i consiglieri di opposizione e maggioranza. Il momento più acceso del confronto c’è stato quando ha preso la parola l’ex governatore, Pittella che ha chiesto al suo successore ed al governo, un atto di umiltà lanciando anche accuse dirette a Bardi che, intervenendo sullo statuto della Fondazione Matera 2019, aveva parlato di appannaggi politici. Per Pittella, Bardi è colpevole di aver interrotto il cammino virtuoso avviato con un lavoro di squadra decennale, puntando il dito contro un nemico immaginario. Il consigliere di Azione, citando il “cambiamento”, usato come “claim” della scorsa campagna elettorale del centro destra, ha detto che il vero mutamento si è realizzato in peggio. 
La denuncia di Pittella è proseguita lamentando una mancata prerogativa del consiglio su temi centrali come Pac, programmazione 21-28, sui fondi dell’fsc e sulle risorse che sono state rimosse sull’erosione costiera.
Netta la replica di Bardi, che ha parlato di una opposizione dispensatrice di voti automatici, aggiungendo che sarebbe stata dedicato meglio il tempo del dibattito per ragionare su temi più alti, come la sperequazione, il deficit infrastrutturale, l’energia o lo spopolamento. Mi piacerebbe confrontarmi sulle cose concrete e sui problemi della Basilicata. Ci vorrà un’altra legislatura per risanare tutti i problemi che abbiamo, ha aggiunto Bardi che ha definito Pretestuose le questioni sollevate, soprattutto sui non lucani tra i suoi collaboratori.
Ed ancora, rispondendo a Pittella, che lo aveva accusato di essere un uomo solo al comando, il presidente ha aggiunto che il “calendiano”, vuole fare il sindacalista dei sindaci ma è un giochino “sgamato”, noi non facciamo figli e figliastri. La sinistra, ha concluso Bardi, rimpiange i bei tempi del partito regione, in 30 anni ha escluso un pezzo di società lucana noi abbiamo dovuto prendere professionalità esterne.

