Psichiatra Bari uccisa nel 2013: confermata condanna a ex dg Asl

Deve scontare 3 anni e 6 mesi per omicidio colposo

E’ stato condannato a tre anni e sei mesi, per omicidio colposo, l’ex direttore generale della Asl di Bari Domenico Colasanto, finito a processo per il caso della morte della psichiatra barese Paola Labriola, uccisa a coltellate da un paziente il 4 settembre 2013 nel centro di salute mentale di via Tenente Casale, nel quartiere Libertà. A deciderlo la Corte d’Appello di Bari. Colasanto è stato ritenuto responsabile, anche in secondo grado, del reato di omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro.

La Corte ha anche emesso sentenza di non doversi procedere, per l’intervento della prescrizione, nei confronti dell’ex funzionario della Asl Alberto Gallo, limitatamente alla compilazione di un falso documento di valutazione dei rischi del centro di salute mentale. Per questa accusa Gallo era stato condannato in primo grado a tre anni. In primo grado Gallo, difeso dagli avvocati Roberto Eustachio Sisto e Angelo Loizzi, era stato assolto dall’ipotesi di induzione indebita a dare e promettere utilità (come Colasanto) e anche da altre contestazioni di falso. Assolto anche in secondo grado “perché il fatto non sussiste” Antonio Ciocia, ex segretario di Colasanto, imputato per induzione indebita in concorso con l’ex dg.

“Una condanna penale per omicidio colposo commesso con violazione delle norme sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro è sempre una sconfitta. – hanno commentato gli avvocati Michele Laforgia e Paola Avitabile (Studio Polis), legali dei familiari della psichiatra Paola Labriola – Questa condanna certifica che una persona è morta, nell’ormai lontano settembre del 2013, anche per colpa di chi avrebbe dovuto tutelarne la sicurezza e l’incolumità”. “Una vittima del lavoro, come tante e tanti – concludono – ancora oggi, nel nostro Paese. Speriamo che non accada più, e speriamo anche che questa condanna sia di monito e insegnamento per tutti”.