Operazione antimafia nel Salento: arrestato anche finanziere

In casa del militare trovati 5 chili di cocaina e 300mila euro

Operazione antimafia nel Salento. Arrestati alcuni esponenti della Sacra Corona Unita e un finanziere. In casa del militare trovati 5 chili di cocaina. Ascoltiamo

C’è anche il finanziere 44enne Gerardo Civino, originario di Monteroni, nel Leccese e in servizio presso il comando della Guardia di finanza di Brindisi, tra gli arrestati nell’operazione antimafia condotta dai carabinieri del Ros in varie città salentine, tra Lecce, Monteroni e Porto Cesareo. Un nome, quello di Civino, che compariva inizialmente tra le richieste di arresto avanzate al gip dalla Dda, e per il quale, in un primo momento, era scaturito il respingimento da parte del giudice per le indagini preliminari Laura Liguori. L’arresto, però, è scattato ugualmente, in flagranza, quando, nel corso di una perquisizione domiciliare, i militari hanno rinvenuto circa cinque chili di cocaina e 300mila euro in contanti. Secondo quanto si legge nell’ordinanza del gip, il finanziere custodiva gli stupefacenti all’interno della propria abitazione dove avvenivano anche il taglio e il confezionamento; poi fungeva da corriere trasportando la sostanza di cui valutava anche la qualità; provvedeva alla lavorazione dell’eroina per la successiva vendita; e rivelava notizie di cui era a conoscenza in ragione del suo ufficio. In particolare, Civino avrebbe informato alcuni degli indagati dell’esistenza di intercettazioni in corso su traffici illeciti con l’Albania e segnalato la presenza nel porto di militari della sua stessa compagnia. Inoltre avrebbe messo a disposizione un terreno dov’è stata allestita una coltivazione di marijuana. L’indagine vede un totale di 18 persone indagate, a vario titolo, per associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, vendita, acquisto e detenzione di droga, autoriciclaggio, intestazione fittizia di beni, detenzione e porto abusivo di armi. Un’operazione che, stando alle ricostruzioni, avrebbe fatto emergere anche l’attività di riorganizzazione del clan Politi che, dopo l’arresto del suo capoclan Saulle Politi, sarebbe stato coordinato dal 44enne Gabriele Tarantino che, secondo gli investigatori, pur detenuto ai domiciliari, ne avrebbe assunto la reggenza curando l’affiliazione di nuovi membri e la definizione delle strategie criminali. Tarantino avrebbe infatti intrattenuto rapporti con le cosche della ‘ndrangheta, curato gli approvvigionamenti di stupefacenti destinati al mercato leccese, che avvenivano tramite fornitori operanti in Spagna o esponenti della cosca della ‘ndrangheta Mammoliti.