Crac Fusillo, Tribunale: Banca Popolare Bari responsabile civile

Nel processo sono imputate 14 persone, tra le quali Marco e Gianluca Jacobini, presidente e dg BpB

Sarà obbligato a risarcire il danno cagionato. E’ quanto deciso dal Tribunale di Bari sulla questione della Banca Popolare di Bari. L’ente bancario sarà responsabile civile nel processo sul crac delle società Fimco e Maiora del gruppo imprenditoriale Fusillo di Noci. Il Tribunale ha così preso una decisione diversa da quella dell’altro collegio, dello stesso Tribunale, chiamato a pronunciarsi sulla medesima questione nel processo agli ex amministratori della banca.
In questo caso i giudici hanno ritenuto che la mancata notifica alla banca, durante le indagini, di un accertamento tecnico irripetibile, relativo alla estrapolazione della copia forense di apparecchi informatici, non leda il diritto di difesa perché l’esito di quegli accertamenti è stato ritenuto dalla Procura “irrilevante ai fini della prova dei fatti contestati” e quindi eliminato dal fascicolo del dibattimento. Nell’altro processo, invece, gli accertamenti irripetibili sono stati inseriti nel fascicolo. Per il crac Fusillo, quindi, la banca sarà costituita nella doppia veste di responsabile civile e parte civile per il solo danno all’immagine. Nel processo sono imputate 14 persone, tra le quali Marco e Gianluca Jacobini, padre e figlio rispettivamente ex presidente ed ex condirettore generale della Popolare di Bari, otto imprenditori e altri ex dirigenti dell’istituto di credito, tra i quali l’ex ad Giorgio Papa.
“Con la complicità dei vertici della banca – sostiene il pm Lanfranco Marazia – gli imprenditori avrebbero dissipato i beni aziendali con cessioni di quote e immobili per almeno 93 milioni di euro fino al 2019 e accumulato debiti stimati in circa 430 milioni di euro”. I giudici hanno poi escluso la costituzione di parte civile di quattro azionisti della banca, “i quali non possono vantare un danno risarcibile diretto e immediato, bensì un danno cosiddetto riflesso, in quanto le vicende del socio azionista sono del tutto estranee ai rapporti di credito tra la banca e le società fallite”.