Brindisi, sfruttano nei campi di pomodoro braccianti stranieri, clandestini e sottopagati: 2 arresti

Accusati di caporalato un 54enne e un 79enne, rispettivamente figlio e padre

Braccianti stranieri clandestini sottopagati nelle campagne di Brindisi: arrestate due persone accusate di caporalato

Due persone, padre e figlio, sono state arrestate a Brindisi in flagranza di reato con l’accusa di intermediazione illecita di manodopera e sfruttamento del lavoro. I controlli sono stati eseguiti dai carabinieri della task force anti-caporalato. E’ emerso che tre migranti, un senegalese e due gambiani, uno solo con il permesso di soggiorno in regola, erano stati impiegati in un’azienda agricola in condizioni di sfruttamento per la raccolta dei pomodori. Nel corso delle verifiche è emerso che il 24enne e il 36enne sono stati assunti in nero senza regolare contratto, da parte dell’intermediario, per destinarli al lavoro sui terreni agricoli del titolare dell’azienda. Sono state accertate le condizioni di lavoro particolarmente onerose e la violazione sistematica della normativa contrattuale (in nero, extracomunitari clandestini e sottopagati); gli extracomunitari lavoravano 8 ore al giorno, percependo circa 5 euro all’ora, alloggiavano in sistemazioni in pessime condizioni. Il datore di lavoro risulterebbe essere il 54enne, titolare dell’impresa, a cui sono anche state contestate violazioni in materia di sicurezza sul lavoro. Il padre, 79enne, avrebbe svolto ruolo di intermediario. I due si trovano agli arresti domiciliari. Nei confronti del datore di lavoro è stata inoltre accertata la violazione in materia di salute e di sicurezza sul lavoro (privi di visite mediche, dispositivi di protezione e senza formazione e informazione), nonché la violazione in materia di tutela previdenziale e assicurativa per cui sono state complessivamente contestate sanzioni amministrative pari a 47.500 euro, e comminate ammende per complessivi 28mila euro, con immediata sospensione dell’attività imprenditoriale. I due arrestati sono stati accompagnati nelle rispettive abitazioni in regime di arresti domiciliari.