Caporalato, nel leccese e nel foggiano controlli delle forze dell’ordine per contrastare il fenomeno

Aveva reclutato 32 braccianti, in prevalenza pakistani, per la raccolta di pomodori in un’azienda agricola a Monteroni, costringendoli con minacce e violenze fisiche a lavorare per oltre dieci ore al giorno con una breve sosta per il pranzo, composto solo da legumi e pane, a fronte di un paga che variava da un euro ad un massimo di tre euro l’ora. Per questo la polizia di Lecce ha arrestato un 36enne pakistano per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, con l’aggravante di aver commesso i fatti con violenza e minacce. Le indagini che hanno portato all’arresto del presunto caporale sono state avviate dopo alcune denunce presentate da giovani immigrati che affermavano di essere sfruttati sul lavoro. Ad acquistare il cibo per tutti i braccianti nell’azienda agricola era il presunto caporale che dalla paga degli operai tratteneva quelle che riteneva fossero le spese sostenute. Secondo quanto accertato dagli investigatori, i braccianti al lavoro nell’azienda agricola, alcuni dei quali irregolari, vivevano in pessime condizioni igieniche e dormivano su giacigli di fortuna nello stesso casolare in cui lavoravano. Erano stati reclutati all’inizio della stagione dal connazionale arrestato, che era il loro unico referente sui luoghi di lavoro, nonché la persona che provvedeva a corrispondere loro, saltuariamente, somme di denaro in contanti a parziale saldo della paga che avrebbero ricevuto soltanto al termine della stagione di raccolta dei pomodori. I braccianti, inoltre, non avevano diritto ad alcun giorno di riposo, ferie o assenze per malattia. Nel corso del controllo, eseguito con il personale dell’Asl di Lecce, nell’azienda agricola sarebbero stati trovati fitofarmaci nocivi per la salute delle persone, con i quali gli stessi lavoratori erano a contatto quotidianamente. Controlli da parte delle forze dell’ordine anche nel foggiano, dove sono 12 i mezzi per il trasporto di braccianti agricoli sequestrati nell’ambito delle attività di contrasto al caporalato, in cui sono stati identificati oltre 50 braccianti e denunciati cinque presunti caporali, tra cui un italiano, ora indagati dalla Procura di Foggia. Uno dei presunti caporali è un senegalese di 23 anni che è stato arrestato per resistenza a pubblico ufficiale, poiché avrebbe aggredito i carabinieri dopo un lungo inseguimento nelle campagne. I mezzi sequestrati, quasi tutti con targhe straniere (sette autovetture e cinque furgoni) non avevano l’assicurazione e i documenti di circolazione. Nei furgoni erano state installate panche di legno per poter ospitare un numero maggiore di braccianti. Lo stesso sistema era stato utilizzato nei furgoni in cui sono morti 16 migranti in due incidenti stradali avvenuti all’inizio di agosto nel Foggiano. I carabinieri hanno anche sequestrato quaderni con la contabilità, che ritengono essere importanti prove a carico degli indagati. Si indaga per risalire ai proprietari dei mezzi sequestrati. I controlli anticaporalato sono stati eseguiti nell’ultima settimana nel corso della quale sono stati controllati più di 200 mezzi.