Arrestate due ladre di gioielli dalla Squadra Mobile della Questura di Matera
Belle, ricche e ladre, ma la Squadra Mobile della Questura di Matera le ha fermate, dopo un paio d’anni trascorsi a commettere furti di gioielli in tutta Italia e anche a Matera, dove hanno agito il 15 maggio scorso e nel giugno 2011. Con l’accusa di concorso in furto di gioielli, continuato e con destrezza, gli agenti della sezione Reati contro il patrimonio, coordinati dall’ispettore capo Luigi Martino, hanno eseguito, a Santià, in provincia di Vercelli, due ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di Silvana Marotta, di 39 anni, di Agropoli e della cittadina russa Inna Akimova, 36enne, residente nel centro del salernitano. I particolari dell’operazione, denominata “Chantecler” da una nota marca di gioielli, sono stati illustrati questa mattina, a Matera, nel corso di una conferenza stampa, dai dirigenti della Mobile, Nicola Fucarino, e della Questura, Luisa Fasano. All’arresto, disposto dal gip di Matera, Rosa Bia, su richiesta del pm Annunziata Cazzetta, si è giunti a seguito della denuncia nei confronti delle due presentata un mese fa dai titolari di una gioielleria del centro di Matera, dove avevano rubato 46 monili, per un valore commerciale compreso tra i 120 e i 150 mila euro, nell’arco di 50 minuti. L’attenta analisi dei filmati registrati dalle telecamere a circuito chiuso della gioielleria – effettuata dagli agenti della Scientifica materana frame per frame, di frazione di secondo in frazione di secondo – ha permesso di appurare che la Marotta e la Akimova, sempre impeccabili nel look e con indosso gioielli di valore, procedevano secondo una tecnica collaudata e fulminea che consisteva nell’acquistare un oggetto prezioso e del valore di almeno mille euro e poi di chiedere di vedere i campionari di preziosi, in questo caso anelli. La Marotta, poi, avvicinava i monili all’indice e, con abilità, li nascondeva nella mano aiutandosi con il pollice, poi incrociava le braccia e lasciava cadere la refurtiva in una lunga tasca cucita all’interno di un trench o di una polo a seconda dei casi. Durante il furto a Matera, alla gioielleria sono giunte anche telefonate esterne, eseguite probabilmente da un complice, per distrarre la commessa e riordinare i monili rimasti in mostra per evitare che la stessa si accorgesse del colpo. Le due donne sono ritenute responsabili anche di un altro furto commesso un anno prima a Matera in altra gioielleria. A Santià, Marotta e Akimova che hanno precedenti per reati specifici, si trovavano all’interno in un negozio di preziosi. Prima erano passate da Como e Vercelli. Le perquisizioni domiciliari ad Agropoli– le donne vivono in due ville da 500 metri quadri dove sono parcheggiate auto di grossa cilindrata – non hanno dato alcun esito. Attualmente sono recluse nella casa circondariale di Vercelli e saranno interrogate per rogatoria. Le indagini proseguono per individuare eventuali e possibili complici.


