Salario minimo: reazioni alla sentenza della Corte Costituzionale sulla legge
Una sentenza che segna un importante punto di svolta per i lavoratori pugliesi. La Corte Costituzionale ha infatti confermato la legittimità della legge regionale che stabilisce un salario minimo di almeno 9 euro l’ora per le ditte che partecipano agli appalti pubblici nella Regione Puglia.
Una norma che il presidente della Regione, Antonio Decaro, definisce “un punto di partenza importante per restituire dignità ed equità al lavoro”. Decaro ha annunciato che nei prossimi anni la Regione testerà questa norma a partire dagli appalti regionali, impegnandosi a sperimentarla anche in vista di possibili estensioni future.
La notizia della sentenza ha suscitato una reazione entusiasta da parte della Cgil Puglia, che ha parlato di “una buona notizia per i lavoratori” e di un “schiaffo politico e morale alla destra”. La segretaria generale, Gigia Bucci, ha infatti accusato il Governo di opporsi ideologicamente a qualsiasi misura a sostegno della dignità salariale, denunciando l’atteggiamento delle destre contro il lavoro e i salari.
Un battagli da sempre portata avanti non solo dalla Cgil ma anche dal Partito Democratico. Domenico De Santis, segretario regionale del PD, ha sottolineato come la sentenza abbia clamorosamente smentito la posizione del Governo Meloni. “Il Governo ha cercato di bloccare una norma che difende i diritti dei lavoratori e evita il dumping salariale”.
I parlamentari del Movimento 5 Stelle hanno accolto la sentenza come una vittoria per i lavoratori. Leonardo Donno, deputato M5S, ha commentato con durezza la posizione del Governo, definendola “sbagliata e dannosa” per il Paese. Anche Mario Turco, vicepresidente del M5S, ha espresso soddisfazione per la sentenza. “Questa sentenza stabilisce finalmente un confine tra lavoro e sfruttamento, e ora il Governo non ha più scuse per non aprire un dibattito serio sul salario minimo”.
Le reazioni a caldo sono state forti e contrastanti. Con il Parlamento che sembra sempre più diviso su questo tema, resta da vedere quali saranno i prossimi passi del Governo e delle Regioni in materia di diritti del lavoro e salario minimo.

